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Non c'è accordo per gli asili nido di Pianoro

I lavoratori degli asili nido di Pianoro sono sul piede di guerra. Quello di lunedì è ormai il terzo sciopero degli educatori e degli ausiliari dipendenti delle cooperative private che hanno in appalto i servizi comunali di asilo nido. L’articolo di Massimo Corsini

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Dal 2008 il comune di Pianoro ha deciso unilateralmente di disattendere l’accordo firmato nel 2002 con le organizzazioni sindacali di CGIL, CISL e la funzione pubblica della stessa CGIL, che prevedeva la parificazione della retribuzione tra lavoratore pubblico e privato dipendente dalle cooperative. La differenza in termini di stipendio tra le due categorie di dipendenti è di circa un quarto a favore del primo: se il dipendente comunale percepisce uno stipendio di 1200 euro, per il dipendente privato si parla di 900 euro circa. Quando nel 2002 venne firmato l’accordo, nel primo bando di assegnazione del servizio di asilo comunale esternalizzato, veniva posta come condizione per aggiudicarsi l’appalto proprio la parificazione retributiva che, infatti, venne recepita dalle cooperative che si aggiudicarono il servizio: ovvero Ancora e Fila. Purtroppo nel 2008 con la Dolce e Cadiai non si è verificata la stessa cosa e il comune ha deciso di lasciare cadere gli accordi mandando una disdetta unilaterale. Come c’era da aspettarsi, le organizzazioni sindacali non sono state al gioco e sono riuscite a strappare la sottoscrizione, nel 2010, di un accordo in prefettura per riuscire a riportare in vigore le vecchie condizioni contrattuali. Che cosa poi avesse convinto l’amministrazione a cambiare marcia non si sa. Comunque il comune si era impegnato a fare delle valutazioni congiunte per colmare il disavanzo economico tra le modalità retributive del 2002 e quelle successive. In realtà, a quanto pare, non si è ancora ottenuto nulla di concreto. «Non riusciamo a trovare l’accordo per 13 mila euro di differenza- spiega Anna Maria Margutti, responsabile del comparto socio sanitario privato della funzione pubblica della CGIL -E’una cifra che ovviamente riguarda il complesso dei lavoratori: per il singolo educatore o ausiliario significa circa un quarto o un quinto dello stipendio a cui rinunciare se non si ritorna all’accordo del 2002. Speriamo che il comune di Pianoro torni sui suoi passi, diversamente si aprirebbe una frattura a discapito dei lavoratori. Noi chiediamo rispetto e dignità per il lavoro più debole e precario. Sopratutto non chiediamo privilegi, ma semplicemente il rispetto degli impegni presi».

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