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Quale ricostruzione?

Mentre, come tanti altri volontari ed operatori della protezione civile e della sanità, partecipiamo alle iniziative di soccorso e di solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto, al Presidente del Consiglio dei Ministri ad al Governatore della Regione Emilia Romagna, commissario straordinario per le zone terremotate dell’Emilia, che in questi giorni hanno insistito sulla urgenza di ripartire e ricostruire, poniamo un problema: quale ripartenza e quale ricostruzione?
Dopo la prima scossa e sommarie verifiche molte attività hanno continuato ed abbiamo contato nuove vittime, in particolare tra operai, lavoratori ed imprenditori.
E la terra continua a tremare. Si estendono i territori a rischio, a prova di terremoto.
Anche a Bologna alcune vecchie case ACER (in zona Cirenaica) sono state precauzionalmente evacuate e diversi edifici pubblici, tra cui le scuole, sono state chiuse per adeguati controlli.
In quali condizioni riapriranno? Sentiamo dire che vi saranno certificati di agibilità.
Agibilità in quali condizioni? Agibilità non è sinonimo di sicurezza.
La modifica normativa regionale intervenuta qualche anno fa, con la inclusione dei nostri territori tra quelli a rischio sismico, che cosa comporta per gli immobili costruiti in precedenza?
Nessuna sottovalutazione o sottostima è più comprensibile ed accettabile.
Sappiamo bene (dopo L’Aquila, Giampilieri e Messina, Vernazza e la Valle del Magra, Genova) che crolli, devastazioni, alluvioni, incendi sono frutto dell’imperizia delle scelte fatte nei decenni dagli uomini (anche se spesso allo scopo, anche comprensibile, di fare, dare risposte a domande).
Come ripartire, dunque? Come si possono realisticamente coniugare sicurezza, lavoro ed impresa?
E’ chiaro che in troppi casi la ripresa sconta la mancanza di sicurezza a fronte del rischio dichiarato possibile e verificato?!
Siamo consapevoli che ogni intervento necessita di tempi adeguati di progettazione, decisione e realizzazione ed abbiamo anche verificato che le risorse e le competenze professionali impegnate non sono sufficienti per fare subito quanto sarebbe stato necessario costruire in decenni (forse secoli).
Ma allora urgono scelte nette, forti, all’altezza dei rischi e delle domande dei cittadini, dei lavoratori e degli imprenditori emiliani.
Ad esempio, sono adeguatamente mobilitate e coordinate tutte le risorse intellettuali e le competenze operative presenti a livello locale, regionale e nazionale? Pensiamo ai Centri di Ricerca, all’Università, agli ordini professionali, a tanti geologi, ingegneri, geometri, architetti, …
Partendo da testimonianze dirette e da legittime preoccupazioni, chiediamo se (per una fase così straordinaria ed imprevista e, non di meno, per ciò che è giusto prevedere in base al principio di cautela da avere nei prossimi mesi) è necessario rafforzare le strutture ed il personale tecnico di Regione e Comuni già all’opera? Magari, assumendo stabilmente, personale qualificato e/o verificando forme di collaborazione adeguate, conosciute e controllabili nelle responsabilità.
Siamo convinti che la ripartenza non può essere lasciata solo al volontariato, la cui opera è stata e sarà sempre decisiva, o alle forze e competenze che in questi anni hanno presidiato le istituzioni, non riuscendo ad anticipare adeguatamente gli eventi naturali dichiarati possibili.
Parliamo dei primi urgentissimi interventi di messa in sicurezza nell’area colpita e in altri territori, in cui si impone una immediata presenza di prevenzione.
Mancano le risorse economiche e finanziarie?
Si pensa di recuperarle con l’aumento della benzina pagato da tutti (o, come dice sommessamente il Ministro dell’Ambiente, e ci pare necessario, dalle grandi multinazionali del petrolio)? O scaricando larga parte degli oneri della ricostruzione sui privati, spostando (e non cancellando!) il pagamento dell’IMU e di altre tasse?
Se questo fosse, non basterebbe.
Ci limiteremmo, ancora una volta, a non capire la vera ennesima lezione.

Occorre provvedere con un cambio di politiche, di priorità, di destinazione delle risorse finanziarie!
E’ positivo che ora, in diversi, anche tra coloro che al governo nulla hanno fatto in passato (liquidando con troppa supponenza ed arroganza chi insisteva per uno sviluppo sostenibile e sulla urgenza di mettere in sicurezza il territorio) ora suggeriscono di fare come in Giappone: dove le città, le grandi infrastrutture e gli edifici sono costruiti con avanzati e rigidi criteri antisismici.
Bene, è inutile ora insistere sul fatto che anche lì (in Giappone) sarebbe stata necessaria maggiore lungimiranza, evitando ad esempio l’avventura nucleare.
E’ utile, invece, allargare il fronte di chi si dice favorevole e impegnato per la messa in sicurezza del territorio nazionale. Questa, da tempo, è la sola Grande Opera necessaria, la vera priorità del paese.
Su di essa bisogna dirottare la gran parte degli investimenti, pubblici e privati.
A questo fine vanno rivisti i bilanci pubblici di tutte le istituzioni e quelli di molti enti, aziende e gruppi privati.
Si aprono, così, anche spazi importanti per il lavoro, per una nuova qualità del lavoro e per la riconversione di tante industrie e cooperative in crisi o che evidenziano difficoltà di tenuta e di prospettive.
In tempi come questi, occorre avere la forza e la coerenza di cambiare.
Obama non ha indicato la riduzione delle spese militari?
I tedeschi non ci dimostrano che la rinuncia alle missioni militari nel Mediterraneo e nel mondo non riducono l’importanza, il prestigio e la forza economica internazionale del loro paese?
Non è tempo di riconversione dell’industria bellica e delle armi?
Si possono continuare a spendere le risorse programmate (e attese, anche da tanti nostri Sindaci!) in strade ed autostrade (complanari alla A14 e passanti Nord inclusi) o nel Treno ad Alta Velocità mentre, tra l’altro, si chiudono le poche imprese che producono mezzi di trasporto pubblico e non inquinante?
Si possono mantenere nuovi giganteschi progetti di urbanizzazione e di edificazione, in territori già fortemente antropizzati, poveri di polmoni verdi e di sana agricoltura?

L’Emilia e l’Italia sono alla ricerca di una nuova classe dirigente, credibile e capace di prevenire e governare il futuro.
Lo hanno dimostrato anche le elezioni delle settimane scorse, anche in Emilia.
Sulla capacità di rispondere a questi interrogativi ed a queste priorità crediamo si selezioneranno le nuove classi dirigenti, la capacità di donne e uomini impegnati in politica, nella produzione, nella cultura e nella ricerca.
Su questo ci si affermerà, si acquisirà credibilità di fronte al paese ed alle nuove generazioni.

Per quanto ci riguarda ci mettiamo a disposizione di quanti vogliono contribuire col pensiero, con idee e progetti concreti.
Ospiteremo interventi, osservazioni e proposte di ingegneri, architetti, tecnici, lavoratori, amministratori, cittadini …
Preveniamo e costruiamo insieme il nostro futuro!

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