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Bartleby è il nome dello scrivano di Melville

Un libro triste e veritiero dice Luis Borges, la storia di uno scrivano, un copista di Wall Street che si nutre esclusivamente di biscotti allo zenzero e, ad un certo punto sceglie di dire no. A ogni domanda risponde “preferirei di no” e forgia un personaggio-sostanza che sconvolge la vita ordinaria dell’ufficio e del dirigente, un giudice dell’alta corte di giustizia.
Melville è un padre nobile e straordinario della letteratura americana,il racconto di Bartleby introduce elementi di verità sul lavoro e di surrealismo nel concepire il significato dell’esistenza. In breve può indicare un sentiero non comune, non sottomesso al senso comune, ma insieme aperto a ogni esperimento in grado di coinvolgere le persone di ogni ceto.

Per questo pensando a Melville mi è parsa di assoluta chiarezza la vicenda degli studenti che  a  Bartleby si richiamano. L’Università  ha intimato loro di andarsene dalla sede di Via San  Petronio Vecchio. Il problema non è il diritto dell’Università a usare i propri spazi per ricavarne aule o uffici, ma la domanda è quale considerazione si abbia di coloro che cercano di portare qualche idea nuova in questa città che dovrebbe essere un laboratorio sostenuto con tenacia proprio dall’Università.
Ho partecipato a numerose iniziative di Bartleby,assieme ad altri della mia generazione, una b. generation dove b. è declinabile come uno vuole e francamente, ripetendo ciò che scrissi un anno fa sull’Unità, non capisco l’accanimento contro una delle poche realtà che sta producendo innovazione culturale chiamando scrittori,musicisti,  l’ensemble Concordanze è nato qui, prova e fa concerti bellissimi) offrendo spazi e legami sociali.
A quanto mi risulta le iniziali questioni di rumore sono state risolte attraverso una maggiore attenzione ai diritti dei residenti. L’Università e il Comune di Bologna  si sono impegnati a individuare una soluzione.
Sorprende quindi che in un momento francamente reso ancora più inopportuno dal contesto di tragedie e lutti, si proceda attraverso una radicalizzazione dello scontro e la minaccia di sgomberi.
Si trovi una sede nel centro storico  utilizzando spazi  magari abbandonati, e si investa sui progetti animati da centinaia di giovani. Si prenda atto che le idee non provengono dalla sottoscrizione di atti burocratici, ma dal pensiero libero,come del resto si cerca di fare anche attraverso le iniziative di riscoperta dei classici. E’ inutile proporre da un lato l’impegno per la rilettura e l’ attualizzazione  di Lucrezio e dall’altra bloccare un flusso culturale aperto, popolare e gratuito come quello animato dal Bartleby che pur non smettendo di  dire ” Preferirei di no” si propone alla città come un soggetto che dice si all’impegno per la qualità della cultura.
Otello Ciavatti

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