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CIE. "Chiudete quei lager": A Modena una assemblea pubblica

Su 11 centri di identificazione e di espulsione attivi ora in Italia, due sono presenti in Emilia Romagna a Bologna e Modena. Anche a Modena da tempo la situazione è insostenibile e forte la pressione sociale per la chiusura della struttura detentiva. Anche i sindacati di polizia lo chiedono. Le associazioni, che da tempo sostengono la necessità di chiudere la struttura e di riformare radicalmente la legislazione, stanno preparando un’assemblea cittadina: l’appuntamento è previsto giovedì 7 giugno alle 20.30 alla Casa delle Culture di Modena, Via Willigelmo, 80.
La redazione del Manifesto Bologna seguirà con attenzione sia le iniziative previste a Modena che gli sviluppi di un analogo appello lanciato questa mattina a Bologna. Per il momento pubblichiamo integralmente il testo di convocazione dell’incontro modenese.

Su 11 centri di identificazione e di espulsione attivi ora in Italia, due sono presenti in Emilia Romagna a Bologna e Modena. Anche a Modena da tempo la situazione è insostenibile e forte la pressione sociale per la chiusura della struttura detentiva.
Gli stessi sindacati di Polizia in un comunicato firmato dalle Segreterie provinciali Siulp  – Silp per la Cgil – Sap  – Consap  –  Ugl Polizia di Stato   – Coisp  –    Uilps Sindacato di Polizia Modena, sostengono: “E’ da tempo che queste OO.SS. segnalano le criticità del C.I.E. di Modena, non passa giorno senza che qualcosa di spiacevole avvenga, i tentativi di fuga ormai sono all’ordine del giorno e, alla luce dell’ultima fuga avvenuta questa notte, ove sono riusciti a scappare circa 15 extracomunitari ospitati nel centro, i quali per assicurarsi la fuga non hanno esitato a ferire gravemente alcuni colleghi impegnati nella vigilanza, è arrivato il momento che la politica nazionale ed il Dipartimento della P.S. si assumano le proprie responsabilità senza risorse aggiuntive: IL C.I.E DI MODENA DEVE ESSERE CHIUSO.”

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Centro di Identificazione ed Espulsione CIE. Una realtà vergognosa alle porte di Modena

Una realtà poco distante dal centro cittadino, alcuni chilometri insufficienti per non percepire il dolore e l’angoscia di chi vive al suo interno, trattenuto fino a 18 mesi per la mancanza di permesso di soggiorno e spesso proveniente da vicende personali di miseria e umiliazione. Una realtà da anni legittimata dalla legge italiana, che non rispetta e non fa onore alla nostra preziosa costituzione. Una realtà insopportabile.

Come possiamo non sentirci sdegnati da una legge come la “Bossi Fini”? Siamo nati in Italia per una fortunata coincidenza, ma l’Italia e la Terra appartengono ai suoi abitanti. Come possiamo ancora tollerare che una parte di questi viva in condizioni di forte ingiustizia sociale? I confini tracciati dagli uomini sono stabiliti da regole economiche che spesso non rispettano i diritti di ogni essere umano. Chi parte dal proprio paese per immigrare, spera di trovare condizioni di vita minime migliori, tenta di sfuggire alla fame, spesso alla guerra.

Non possiamo pensare e permettere che strutture come il CIE risolvano i problemi legati al fenomeno inarrestabile della immigrazione.

C’è bisogno di maggiore conoscenza di tutti i meccanismi che stanno alla base del fenomeno migratorio, di maggiore consapevolezza dei cambiamenti strutturali sociali avvenuti negli ultimi anni in tutto il mondo, di più curiosità per comprendere e interagire con ogni cultura e religione, di maggiore responsabilità personale nei comportamenti quotidiani in relazione alle persone e all’ambiente in cui viviamo, di più umanità e solidarietà con ogni essere. C’è bisogno di buona politica, arte del governare un paese.

Dobbiamo scegliere in quale mondo vogliamo vivere, impegnarci seriamente per costruirlo, abbattendo strutture come i CIE .

NO AI CIE
COSA PROPONIAMO

Vi aspettiamo giovedì 7 Giugno 2012 alle ore 20.30

Presso Casa delle Culture di Modena, Via Willigelmo, 80 – Modena

Nell’ambito di una generale riflessione sugli effetti della globalizzazione, sulle migrazioni, sui rapporti tra culture diverse, sulle nuove forme di cittadinanza e di identificazione nell’epoca della crisi dello Stato-Nazione, ci sembra urgente e necessario agire subito.

Un intervento che superi la legge “Bossi-Fini”, ritenuta artefice di una larga parte della produzione di clandestinità amministrativa nel nostro paese, nell’ottica del rispetto delle convenzioni internazionali firmate, ma inapplicate dall’Italia, come quelle contro la tortura, contro la violazione dei diritti umani, seguendo l’idea espressa nel recentemente pronunciamento della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato.

Dal punto di vista della riduzione dei problemi d’identificazione, proponiamo percorsi che puntino alla riduzione della clandestinità.
Al via un confronto fra pratiche e legislazioni per trovare delle alternative a strutture di identificazione ed espulsione rivelatesi costose ed inefficaci sia dal punto di vista sicuritario, sia nella garanzia e nel rispetto dei diritti umani.

Allo stesso tempo riteniamo utile una campagna di solidarietà con segnali concreti a sostegno dei bisogni delle persone che si trovano recluse nei CIE, in accordo con le associazioni di volontariato già attive.

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