Premessa: io non so nulla di voi del Manifesto in Rete, so soltanto quello che Sergio ha raccontato e quello che si può leggere sul sito e nella pagina Facebook. Non abito a Bologna e solo da poco tempo ho iniziato a frequentarla, quindi non so nulla neppure della storia locale dell’associazionismo, per esempio se siano previsti contributi del Comune o altro, pur sapendo ovviamente che Bologna è una delle città più vive d’Italia, se non la più viva in assoluto, in questo ambito. In ogni caso, relativamente alle problematiche organizzative, strutturali, finanziarie del Manifesto in Rete non posso mettere becco.
Nonostante questa premessa, mi permetto ugualmente di scrivere due parole su quello che con molto interesse ho ascoltato nei due giorni della Manifesta.
Prima di tutto, voglio fare a tutti voi i complimenti per l’organizzazione! È stato veramente piacevole e interessante.
Poi, vorrei entrare nel merito del vostro dibattito, a cui ho assistito con uno sguardo ancora da “esterna” (anche se adesso mi sono tesserata!).
Da quanto ho capito ascoltando gli interventi, mi sembra che si tratti di un’organizzazione spontanea e fondata sul contributo volontario delle persone, e che l’unica fonte di finanziamento sia il tesseramento e poi i contributi spontanei. Non so neppure se esiste una specie di vostra organizzazione interna, con delle cariche, dei ruoli ecc. Sul tesseramento ho sentito molte voci nel dibattito della mattina di sabato, che proponevano di alzare la quota: probabilmente se – come capisco – c’è un momento di difficoltà finanziaria, questa in effetti appare come una soluzione veloce e non complicata, anche se sicuramente andrebbe spiegata ai soci, magari con un intervento nel sito.
Per quanto riguarda le altre proposte per superare questo momento di “crisi” (intesa anche in senso positivo, come “scelta, decisione”, etimologicamente), più difficile da realizzare sul breve periodo mi pare la proposta di federarsi con altri soggetti, perché – come osservava Sergio – l’interesse a farlo deve essere biunivoco e non è detto che lo sia, in una fase in cui comunque regna ovunque la frammentazione. Sì, è vero che l’unione fa la forza, ma probabilmente bisogna prima rinforzarsi al proprio interno e poi proporsi come partner di una federazione. Questa proposta quindi potrebbe andar bene per una fase ulteriore di “ristrutturazione”, non nell’immediato.
Ancora in riferimento agli interventi e alle proposte, Campetti parlava di “servizi” che voi negli anni avete offerto e che sarebbe ora venissero ricambiati. Anche qui, non posso giudicare perché non so di che servizi si tratta. Mi veniva però da pensare al giornale Il Manifesto: visto che se ho ben capito, c’è stato un riavvicinamento dopo la crisi di 15 anni fa, non si potrebbe pensare a un loro supporto, almeno a singole iniziative? (Parlo senza sapere…).
Quindi riassumendo, l’aumento della quota mi pare una cosa da fare subito, motivandola nel sito. Altre possibili fonti di finanziamento andrebbero verificate.
A proposito del sito, lo trovo bellissimo, ricchissimo, una vera miniera!! Quello che mi manca un po’ è una sorta di “chi siamo”, un metterci la faccia nel presentarsi, almeno le persone che collaborano in modo più stretto e continuativo. Altrimenti risulta un po’ impersonale e manca proprio quell’aspetto di empatia, umanità, essere comunità, di cui parlava Silvia (scrivo solo il nome quando non conosco e non ho capito i cognomi), ancora nel dibattito del sabato. Queste caratteristiche si percepiscono dal vivo, almeno, io le ho percepite nei due giorni della Manifesta, ma forse sarebbe interessante farle trapelare anche dal sito e/o dalla pagina Facebook, per permettere anche a chi non vi conosce di capire che siete un luogo di condivisione, di relazione, e non soltanto un blog o un sito dove si pubblicano articoli (peraltro molto interessanti). Cioè, rispetto a un giornale online, se voi avete questa marcia in più, converrebbe mostrarla. Non ricordo in quale degli interventi si osservava che il rischio di scrivere fiumi di parole online rischia di diventare un po’ fine a sé stesso e autoreferenziale. La marcia in più sta nell’uscire dal virtuale. Ugo Mazza ha detto nel suo intervento “Coniugare quello che pensiamo con quello che facciamo”. Ecco.
Per quanto riguarda le “idee”, ho sentito cose bellissime e giustissime sia venerdì che sabato.
Tutti sappiamo quali sono i nodi della nostra difficile realtà contemporanea, e questi nodi sono stati spiegati e approfonditi magistralmente: la guerra funzionale al capitalismo, i cambiamenti climatici, il lavoro, il ruolo delle migrazioni, il destino della democrazia.
Tutti gli interventi hanno messo l’accento sulla necessità di fare rete e opporsi alla perdita di umanità, allo svuotamento della democrazia, al riarmo, all’emarginazione dei migranti ecc. Tutti hanno detto che il Manifesto in Rete è una presenza importante tra i soggetti che condividono questa impostazione.
La domanda successiva che è arrivata da più parti era però: “sì, ma come?” E qui si è aperto il grande capitolo del rapporto con le giovani generazioni. Tutti hanno manifestato l’esigenza di trovare un ponte con loro. Anche nelle mie zone (Cilento, Napoli…) se ci sono incontri o dibattiti si vedono spesso quasi solo teste grigie e bianche! E i giovani? Dove sono i giovani? Due cose mi hanno molto colpito negli interventi di sabato: la figlia di Silvia che è in Extinction Rebellion e che si rifiuta di partecipare – se ho capito bene – a incontri con Manifesto in Rete, e poi la frase sul muro di una scuola, “Your opinion is not important to me” citata da Giusy , e la sua analisi sull’incapacità dei giovani di affrontare il conflitto, anche se forse in parte giustamente corretta da Cristina, che ha osservato che i giovani non trovano sponda per il loro bisogno di gestire il conflitto.
Allora io metto questi elementi insieme a quegli interventi sulla crisi della democrazia, il sistema maggioritario, la legge elettorale ecc. E mi chiedo: ma i giovani che non trovano sponda per il conflitto, o i giovani di Extinction Rebellion, o anche quelli della Flotilla, o quelli che scendono a migliaia in piazza per la Palestina, e ancora quelli che hanno contribuito a far vincere il no al referendum, VOTANO? E per chi votano? E ritengono il voto uno strumento utile ad agire nella società, oltre allo strumento delle manifestazioni e delle mobilitazioni? Bisognerebbe capirlo. Si potrebbe pensare a inviti al dialogo e all’incontro con le principali realtà dei movimenti giovanili, non ponendosi come i vecchi che vogliono insegnare, ma come i vecchi boomer desiderosi certo, anche di comunicare le proprie esperienze, ma soprattutto di ascoltare le loro, per trovare punti in comune nella lotta. Un forum, o qualcosa del genere. E non è poi escluso che alcuni di questi giovani potrebbero sentirsi invogliati a portare nuova linfa all’interno del Manifesto in Rete, se ne ravvisano l’utilità. La stessa cosa vale per i migranti: bellissimo togliere la G alla parola integrazione per farla diventare interazione. Io aggiungo però: nel mondo giovanile le seconde e terze generazioni, i cui genitori sono arrivati magari sui barconi, oggi sono spesso pienamente “interagenti”, sono amici e compagni dei nostri figli. Coinvolgere i giovani significa coinvolgere anche le forze migliori della migrazione e farsi aiutare a capire quali strade ci sono anche in questo settore.
Boh… sono solo un paio di osservazioni confuse a margine delle due giornate… Spero di avere ancora l’occasione di partecipare alle vostre iniziative quando mi trovo a Bologna, mai come adesso è necessario esserci, per poter continuare a sperare nonostante tutto!