È presto per festeggiare, ma il segnale che una trattativa reale stia partendo c’è. In serata si apprende che si punta ad un accordo ponte per riaprire SpinTime nell’attesa di perfezionare l’acquisizione a patrimonio capitolino.
CI SONO il prefetto Lamberto Giannini, il sindaco Roberto Gualtieri, monsignor Baldo Reina, vicario generale della Diocesi di Roma, il questore di Roma Roberto Massucci, l’assessore capitolino al patrimonio Tobia Zevi e i rappresentanti della proprietà. Gualtieri presenta una proposta che prevede l’acquisizione dell’immobile sulla base della valutazione dell’Agenzia del demanio per consentire, nel più breve tempo possibile, il rientro delle famiglie e delle persone più fragili. I rappresentanti del fondo Investire si sono riservati di decidere dopo un sopralluogo tecnico, che a questo punto sarà effettuato non appena l’autorità giudiziaria lo autorizzerà.
CIRCOLA CAUTO ottimismo, insomma, ma è inutile negarlo: qualcuno qui nel villaggio resistente e autocostruito di via Santa Croce in Gerusalemme si aspettava che papa Leone segnasse il canestro da tre parlando di SpinTime dal balcone di San Pietro, all’Angelus domenicale. Giustamente, Prevost ha parlato di Ceuta e di accoglienza, di pace e condivisione, ma siccome questi messaggi universali parlano a tutti ha inserito questa metafora nel suo discorso: «Davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace».
QUI LA CASA si è bruciata ma le fiamme sono spente grazie alla forza dell’autogestione e della solidarietà, la gente vuole rientrare nel proprio appartamento ma si scontra con il cinismo del potere e della proprietà. Per questo il tavolo delle parti in campo si è riconvocato in serata, alle 19. Il comune di Roma, il fondo immobiliare che possiede il palazzo, la prefettura e il Vaticano hanno ripreso a parlarsi. Tutti sanno che a questo punto l’incontro è di quelli fondativi: qui si capisce se davvero parte la trattativa. Si sa che tra domanda e offerta ballano diversi milioni di euro e che l’amministrazione capitolina deve attenersi ai vincoli di legge per la stima del fabbricato.
L’ATTESA per strada è alleviata dalla solidarietà sempre più diffusa ma diventa ogni giorno più pesante. Su questo delicato equilibrio si gioca la partita. L’Ambulatorio popolare Roma Est e Osare con un gruppo di medici, psicologi e operatori sanitari, coordinati da Fabio Riccardi, docente di igiene ed epidemiologia dell’Università di Tor Vergata, hanno diffuso una lettera aperta per dire che «le oltre 400 persone che abitano nello stabile, tra cui 101 bambini che si trovano da cinque giorni all’esterno dell’edificio» sono esposte «a rischi legati alle elevate temperature, tra cui disidratazione, colpi di calore e sincopi, oltre a possibili infezioni dovute all’impossibilità di mantenere adeguate condizioni igieniche». Il documento richiama l’attenzione anche sulle conseguenze psicologiche. «Tra gli abitanti sono presenti anziani, malati cronici, persone sottoposte a chemioterapia e donne in gravidanza», sottolineano i firmatari, secondo cui durante questi giorni si è reso necessario più volte l’intervento del 118. Per questo, concludono, «è fondamentale, da un punto di vista medico-sanitario, che a coloro che sono stati costretti a lasciare la loro casa all’interno sia consentito il rientro nel proprio ambiente».
IN MATTINATA è arrivato in visita il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni, che ha ascoltato gli abitanti e ribadito la necessità di difendere «una straordinaria esperienza di integrazione e di accoglienza che ha dimostrato come sia possibile gestire in modo diverso ciò che troppo spesso nelle nostre città viene consegnata alla marginalità e poi al degrado». Per Benedetta Scuderi, parlamentare europea di Avs, «non ci troviamo di fronte a una catastrofe naturale ineluttabile, ma a un’emergenza sociale che può e deve essere risolta immediatamente . Garantire l’accesso a un letto, a un bagno e a luoghi riparati dal calore è un diritto fondamentale che va ripristinato subito, consentendo agli abitanti di rientrare nelle proprie abitazioni».
Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto il 4 agosto 2026