Gli incendi continuano a funestare la Puglia. Sono giorni che il territorio continua a bruciare, tra sterpaglie e macchia mediterranea, sia lungo la costa e sia nell’entroterra.
Il forte odore di bruciato si espande nell’aria dalla mattina fin quasi alla sera; nelle ore più calde lungo le principali arterie stradali, accompagna per tutto il tragitto i conducenti dei veicoli che cercano di contrastare inutilmente con l’aria condizionata quel sapore acre di bruciato.
L’incendio di Minervino Murge
Il vasto incendio a Minervino Murge di qualche giorno fa ha lasciato una lunga scia di danni ma anche di critiche da parte della politica regionale: “La Puglia affronta ogni estate l’emergenza incendi senza disporre di una flotta aerea adeguata – ha dichiarato il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Tonia Spina – L’intervento dei Canadair è stato determinante, ma resta una domanda: quanti danni si sarebbero potuti evitare se fossero arrivati prima? Ogni minuto perso significa ettari di bosco e macchia mediterranea distrutti, oltre a maggiori rischi per cittadini e soccorritori. Servono una pianificazione più efficace, investimenti mirati e un rafforzamento del dispositivo aereo antincendio”.
“Il 13 luglio scorso – hanno commentato i consiglieri del PD De Santis e Minerva – il capo del dipartimento di Protezione Civile, Fabio Ciciliano, presentando a Roma le strategie di Protezione civile per i territori, parlando della Puglia, ha detto: ‘Nel caso specifico del Gino Lisa, a Foggia, e quindi la Regione Puglia, i tempi di volo da Ciampino si riducono in una decina di minuti, un quarto d’ora. In una logica di gestione di governance ordinaria non sposta tantissimo’. Al netto di questo, la flotta nazionale risponde, ogni volta, con grande tempestività e lo ha fatto anche a Minervino Murge, dove le fiamme hanno distrutto un’area vastissima e lambito perfino la periferia del paese, creando gravi danni al territorio e al suo ambiente e mettendo in pericolo anche la vita delle persone”.
Roghi sono stati registrati anche lungo la costa. Qualche giorno fa, in vari punti tra Polignano a Mare e Monopoli lungo la complanare lato mare, sterpaglie, rifiuti e arbusti sono stati avvolti dal fuoco. Il gran lavoro dei Vigili del Fuoco ha permesso di domare le fiamme, ma l’assenza di pattuglie delle forze d’ordine sul posto ad interdire il traffico per motivi di sicurezza, ha permesso il viavai di auto proprio mentre erano in corso le operazioni di spegnimento.
Nuovi fondi per l’emergenza
Intanto dalla Regione giungono buone notizie per potenziare l’apparato di emergenza. “La Giunta – si legge in un comunicato regionale – ha approvato la variazione di bilancio con cui si autorizza il prelevamento dal Fondo di riserva per le spese impreviste di € 1.728.500,00, al fine di assicurare la copertura finanziaria delle Convenzioni per la Campagna AIB e per il rischio idraulico e idrogeologico 2026.
“Spero – ha detto l’assessore alla Gestione delle Emergenze Debora Ciliento – che questo riporti serenità e fiducia in un sistema, come quello della Protezione civile, che si fonda sulla collaborazione, il dialogo e il confronto.”.
Il report di Legambiente
A confermare però la gravità degli incendi in Puglia è il report di Legambiente “Italia in fumo 2026”. Secondo i dati, “nella Penisola da inizio anno al 15 giugno 2026, sono ben 469 i roghi registrati segnando un aumento del 36,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (344 i roghi ad inizio 2025) e 9.545 gli ettari andati in fumo pari a 13.368 campi da calcio. Di questo passo a fine anno si potrebbe arrivare a superare il triste primato del 2025, un annus horribilis, che ha visto bruciare in tutto in Italia 96.517 ettari, quasi il doppio del 2024 – spiegano da Legambiente – la Puglia ha perso 367 ettari a causa di 30 roghi. Nel 2025 la Puglia è stata la terza regione italiana per superficie percorsa dal fuoco, con 8.038 ettari bruciati e 119 eventi, contro i 3.077 ettari e i 68 incendi del 2024. Il peso maggiore si è concentrato nella provincia di Foggia, con 4.975 ettari, seguita da Taranto con 1.259 ettari, Lecce con 802, Barletta-Andria-Trani con 530, Bari con 446 e Brindisi con 26. Particolarmente grave l’impatto sul patrimonio naturale: 5.007 ettari bruciati ricadevano nei siti della Rete Natura 2000, oltre il 62% della superficie regionale interessata dalle fiamme. Nei primi mesi del 2026, fino al 15 giugno, gli ettari bruciati sono scesi a 367 rispetto agli 871 dello stesso periodo del 2025, ma i roghi sono aumentati da 26 a 30: un dato che conferma la persistenza degli inneschi e impone di non abbassare la guardia.”.
“Per questo chiediamo alla Regione Puglia – dichiara Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia – un monitoraggio puntuale e trasparente della situazione dei territori durante tutto l’anno e, in particolare, nei mesi autunnali e invernali, quando la pressione dell’emergenza si riduce ed è possibile verificare con maggiore rigore lo stato della manutenzione, delle fasce di rispetto, dei viali tagliafuoco, dei Piani AIB e dei catasti comunali delle aree percorse dal fuoco. Occorre inoltre valutare periodicamente gli interventi di prevenzione programmati e quelli realmente eseguiti, misurandone l’efficacia con dati pubblici, responsabilità chiare e priorità per i territori colpiti in modo ricorrente e per le aree naturali protette. La prevenzione non può essere annunciata alla vigilia dell’estate: deve diventare un’attività ordinaria, continuativa e verificabile.”.
I geologi pronti ad intervenire
Anche l’Ordine dei Geologi della Puglia esprime profonda preoccupazione per l’ondata di incendi che ha colpito la regione nella stagione 2026: “la combustione della vegetazione – spiega Giovanni Caputo, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia – riduce la coesione superficiale del suolo, aumentando l’erosione e l’apporto di sedimenti ai corsi d’acqua. È necessaria una mappatura rapida delle aree bruciate: completare la ricognizione satellitare e aerea per definire perimetri, classi di severità e tipi di copertura bruciata; attivare catasti temporanei degli eventi. Necessari interventi di stabilizzazione rapida, fondamentali il Monitoraggio idrologico e geotecnico, il Piano di gestione della rimozione della biomassa e prevenzione del rischio e il Coinvolgimento delle comunità locali. L’Ordine – ha concluso Caputo – invita gli organi istituzionali competenti a una collaborazione rapida e multidisciplinare per limitare gli impatti a valle degli incendi e proteggere persone, infrastrutture e risorse naturali.”.
Quale la soluzione
Monitoraggio, ma anche interventi preventivi e un piano che permetta al Governo di individuare quelle aree su cui occorre lavorare al più presto, rafforzare le sanzioni penali e aggiornare le linee guida per i Piani AIB delle aree protette nazionali.
Serve quindi un gran lavoro congiunto per frenare la propagazione degli incendi che nella maggior parte dei casi hanno una natura dolosa: i rifiuti, interessi criminali, economici, mancato rispetto delle leggi e delle normative vigenti in materia ambientale sono le cause principali, ma anche disattenzione e scarso senso civico.
Necessario, quindi, un immediato cambio di rotta, anche alla luce del fatto che il verde non è più inteso come “abbellimento urbano” ma come una “infrastruttura naturale” che richiede il rispetto di precise regole.
Questo articolo è stato pubblicato su Ambiente & Ambienti il 20 luglio 2026