Cari pochi o tanti lettori, l’estate si sa è la stagione dei festival e infatti vi sto scrivendo da quella che è una vera consuetudine quasi rituale per me. Ovvero quello tra i festival che nacque come rassegna dei teatri in piazza nel cuore della Romagna ubertosa ad opera del compianto Roberto Bacci. Assolata e ventosa come sempre Santarcangelo cerca nuove forme di reinvenzione e si rivela plasticamente nella sua community di riferimento in fondo bizzarramente tradizionalista.
Ma prima di arrivare ad uno sguardo complessivo sulle proposte e sul mood di quello che si connota come l’ultima edizione targata Tomek, prima di cercare di affrontare altre situazioni come Mittelfest a Cividale, che sta per iniziare o la Biennale di Venezia, prima che si concluda, ci consta di dire che innumerevoli sono le proposte performative, che costellano l’estate cittadina come sempre si dice ogni volta, la più torrida di sempre. Affronteremo a Parte anche Ravenna festival, Ravenna teatri e archivio Zeta che non è ancora in Futa con il suo processo da Kafka, ma molto si sta spendendo in giro su una mission legata alla memoria storica. Intanto sebbene sotto gli auspici di una serata inclemente a bombe d’acqua ha esordito in quel di Monteveglio il progetto partecipato pubblico del Teatro delle Ariette dedicato quest’anno ad una rivisitazione corale dell’Edipo re filmico di Pasolini. Non si è potuto fare in piazza ma ha comunque trovato una sua collocazione al chiuso a bordo piazza. Prevede ogni mercoledì di luglio dalle 20 una tappa in Valsamoggia. anche questo spettacolo è diviso in due tempi, come il lavoro di archivio Zeta ed ha due occasioni per essere visto maniera integrale. Ma su questo torneremo. Su questi appuntamenti seriali insomma…le rassegne però reiterano o innovano anche in altre colline e così si è concluso il festival Insorti che ci ha regalato diverse chicche nelle sue serate site specific in quel dei 300 Scalini al parco Pellegrino, uno dei luoghi più ameni dell’estate bolognese. Le specialità, per dirla così che abbiamo visto sono state davvero molteplici tra arti circensi, teatro di figura e affabulazione.
Particolarmente azzeccata la serata con i pupazzi di Amalia Franco, tra umano, animale, artificiale artigiano oltre umano e oltre animale, abbinato alle poesie focomeliche di Daniele Timpano di compagnia Frosini Timpano, una autentica anomalia, una mina vagante del teatro italiano, indubbiamente sulla scia di una calcolata follia alla Rezza, ma con una verve da entertainer che lo ha reso particolarmente piacevolmente e sapidamente incongruo quanto basta, in mezzo alle frasche e al buio boschivo con il suo completino sartoriale flashy. Ma non solo quello naturalmente. Perché gronda anche disperazione e noia quasi moraviane il suo alludere ad un ego viriloide sbertucciato certo, ma come a dire, poco è cambiato, sempre quello è, seppure in scala ridotta. E questa compressione, questa lamentazione, questa finta modestia, questa frustrazione, si sa, leggendo oltre le righe, possono essere perniciose assai.
Se Insorti è ogni volta di più una scommessa ardita buona giusto per audaci come quelli del Teatro dei Mignoli, avvezzi da tempo al pionierismo, dobbiamo registrare diversi elementi di originalità di postura in diverse programmazioni Come, ad esempio, nella terza edizione del festival del Casale a Marzabotto presso il Poggiolo che per una tre giorni ci ripropone atmosfere punk e sperimentali e ci fa ritrovare i Bum Bum Fizz già tra i finalisti di Premio Scenario ultima edizione. Eh già perché il Casale da tre anni significa Uisine Baug, a sua volta compagine vincitrice di un recente Scenario con Topi, accorato affondo su quel G8 di cui ricorre il venticinquesimo proprio quest’anno. Poi grandi orchestratori e interpreti di Ilva football club, bel lavoro documentario appunto e non neutrale sulla tragedia tossica che è l’Ilva di Taranto in ogni suo risvolto. Uno spettacolo che ci sentiamo di apparentare con lo splendido film di Michele Riondino sullo stesso argomento. Infine, forse dopo il teatro di grande denuncia affabulatoria, quello per intenderci di Baliani, Celestini, Paolini, anche Rezza in parte con varie appendici filmiche e pedagogiche, possiamo dire che oltre alla letteratura abbiamo tutto un filone working class In tante altre forme espressive? Se guardiamo anche a Coin e Alberici diciamo che un certo realismo anticapitalista forse comincia muoversi.
Ma torniamo a noi. dal 27 Giugno e fino al 10 di agosto abbiamo anche le programmazioni nel parchetto della Zucca che diventa per l’occasione il giardino di Ustica. Una rassegna che mette al centro anzitutto la proattività, la tenacia e perché no le, possiamo ben dirlo, le infinite competenze che contraddistinguono sempre le associazioni dei familiari delle vittime di strage. La strage di Ustica in particolare vive nei suoi risvolti legal procedurali una fase delicatissima, in cui si rischia di lasciare senza nessuna vera conseguenza il fatto che sia stato riconosciuto un vero e proprio atto di guerra nei cieli del mediterraneo, come fattore determinante della immane tragedia aerea.
Ben venga dunque la partecipazione cittadina e il contributo artistico a tenere acceso un fascio di luce su questa vicenda che ci si ostina a tenere come oscura. Ottima in tal senso la notizia appresa stamane in sede arena del Sole che verrà ripreso il bellissimo toccante lavoro di Niccolò Fettarappa sulla strage. Un assolo corale di punti di vista paradossali sulla vicenda processuale e non solo che mette insieme sapientemente dati ed emozioni. Ert non si tira indietro neppure quest’anno nella sua mission pubblica ed ha commissionato alla sensibilità di Marcello Fois un melologo che sarà da lui stesso interpretato sul tappeto sonoro delle musiche create da Daniela Pes. Le contribuzioni saranno le più varie e spiccano i nomi della danzatrice e coreografa Silvia Gribaudi, dell’attrice Isabella Ragonese e del notissimo Rodrigo d’Erasmo che metterà le sue partiture musicali al servizio dei contenuti messi insieme dallo Spazio Letterario. Ma anche il disegno, la grafica possono avere un ruolo importante. Difatti grande visibilità a tutta la rassegna e ai suoi molti perché è data dallo splendido manifesto concepito da Stefano Ricci, del resto protagonista anche della riconoscibilità Ert di quest’anno, con il suo Teatro disegnato, senza dimenticare anche il live painting musicale di Ca. nicola in collaborazione con Maple Death Records.
Tutti i quadranti della città però devono essere rispettati nella nostra veloce disamina e dunque non potevamo trascurare Teatri Di vita che si giocano anche la frescura del parco dei Pini. Dobbiamo dire che i Teatri hanno appena ospitata una rassegna dedicata alla cultura e performatività LGTBQI plus giusto intorno al Pride tra il 15 e il 21 di giugno. Molto spazio qui è stato dato ad una serie di anteprime filmiche internazionali, ma bisogna ricordare anche la mise en espace del Coccodrillo, testo sulla adolescenza queer della drammaturga rumena Elise Wilk, impreziosita dal talk condotto poi dalla studiosa Federica Zanetti. Una sezione del festival importante è stata quella che ha portato alcune opere dal festival Queer cinema for Palestine. Dal 23 al “5 giugno ci sono state tappe di selezione per il concorso di stand up la Cicala d’Oro. Condita del debutto dell’ultimo spettacolo di Patrizia Bernardi io in modalità Shuffle ci sarà una seconda tappa di selezione per questa call dal 14 al 16 di luglio con uno spettacolo di stand up palestinese, davvero cosa che ai più suonerà sorprendente, The horse of Jenin di Alaa Shehada. Non tanto a chi scrive avendo ben presente la ricchezza della cultura palestinese e le sue infinite capacità di adattamento assertivo e resilienza. Dal 13 al 15 agosto teatri di Vita si impegnano in una missione davvero sociale, quelli di far divertire e ristorare chi si trovi ancora in città con il finalone della cicala dal titolo assai accattivante A cuor leggero, un a sorta di festona con le cucine popolari ed Eva Robin’s e due super spettacoli di sicuro impatto, quello di Daniele Gattano, Perestroika e Pancake e quello di Xhuliano Dule, “Remuntada”.
Tornando ai big come Ert, come saprete la nuova intensissima stagione 2026-2027 è già stata presentata in pompa magna e con tutti i crismi in quel di Modena, contestualmente all’inaugurazione di una nuova sala di medio grande capienza all’interno del nuovo Teatro delle Passioni e ne parleremo più avanti, ma ciò non significa che Ert sia pur non orchestrando più piazze estive, non abbia da dire la sua anche in questa stagione.
Infatti, si fregia della breve eppur ricca rassegna In chiostro ricca di nomi importanti. Abbiamo avuto sabato l’ultimo lavoro di Fettarappa, stasera mentre scrivo avremo il reading di Mariangela Gualtieri, ma è anche accaduto altro, nel frattempo, ovvero la presentazione di questo festival di fine estate, dal più che significativo e rigenerativo titolo di Convergenze, in realtà praticamente già in corso nella sua forma di work in progress. Le date ufficiali sono 17-26 settembre, l’edizione la prima, ma i pregressi ci sono tutti nel noto festival 20-30, che notoriamente dieci anni fa lancio questo gruppo di giovanissimi bolognesi allora sconosciutissimi che oggi sono i Kepler452, già onusti di riconoscimenti, non ultimo, il meritatissimo Ubu al miglior spettacolo di produzione italiana 2025, ovvero quel A space of safety, che tanto ci ha fatto emozionare nella scorsa stagione.
I Kepler sono andati avanti e tanto già da allora perseguendo tenacemente la rotta del teatro documentario, tanto da aver debuttato in Giorgia, a Tblisi, con il nuovo spettacolo Gone, che si vedrà in Italia al Bonci di Cesena. Nella intro alla presentazione vera e propria di programma, Borghesi e Baraldi, golden boys della scena non più solo locale, tengono i fili di tutto, il loro viaggiare, annusare, curiosare, documentare o essere, come poi verrà rimarcato, puntigliosamente oggetto di studio e documentazione a loro volta, e insieme stare, attaccati alla loro città e alla loro casa, (anche se loro continuano a definirsi scappati di casa), che, come chiosa DiGioia, ormai è Ert. Quindi un richiamo commovente alla lettera d’addio del 2022 con cui chiusero la parentesi di quel festival dedicato ai giovani come call aperta a chiunque avesse qualcosa da dire, in mezzo Il Capitale, con l’anomala residenza nella fabbrica occupata GKN, l’Ucraina e tutto il resto fino a qui. Un qui oggi esaltante se tutte le autorità e amministratori e managers dello spettacolo invitati e compatti affermano di apprezzare a scatola chiusa tutto ciò che Kepler produce. Per il Comune di Bologna, si tratto di una folgorazione a prima vista perché furono loro amministratori a cercare ai tempi il gruppo per capire come potesse essere così magnetico e attrattivo verso coetanei e più giovani ancora.
Quindi adesso i giovani uomini che abbiamo davanti sono qui a proporci con un kit plurale composto da talks, spettacoli, feste, laboratori, inchieste e naturalmente “discorsi”, che sono una ossessione di Borghesi, una magnifica ossessione, potremmo dire, ci raccontano insieme ai suoi protagonisti un progetto estremamente articolato che cerca di fare una operazione sociologicamente e politicamente intelligente oltre il municipalismo di maniera, per andare verso una visione di integrazione territoriale.
Quindi si, sarà veramente teatro documentario come loro si ascrivono e avranno i famosi compagni di strada, di vita e di lotta nelle persone di Marco d’Agostin, più volte definito coreografo danzatore e intellettuale, Davide Enia e Matilde Vigna. Si tratterà per loro di trattare la costa, l’appennino e l’area urbana da inediti punti di vista e affiancati da esperti. D’Agostin inizierà a lavorare dal 17 luglio in una modalità che definisce di scommessa perché molto instant rispetto alla sua estremamente concettuale, insieme ad Andrea Chiloro del Collettivo Boschilla per indagare l’umanità nuova e frammentata che sta ripopolando l’Appennino in modalità inedita, ovvero partendo proprio dal punto di vista della danza: dobbiamo ricordare che anche collettivo cinetico ha un grosso progetto di residenza in Appennino. Davide Enia proprio perché palermitano, indagherà Bologna sotto la supervisione curatoriale e del suo storico tecnico video e fonico, perché la parte effettivamente documentaria sarà importante e di Agnese Doria di Altre velocità: si tratterà di inchiestare bimbi dalle scuole bolognesi tra i 5 e i 10 anni per chiedere loro come vedono la loro città. Una prima tappa di resa pubblica sarà già giovedì nove alle 18 alla casa di Quartiere Ruozi. Matilde Vigna, che sa unire tutti i puntini tra il se personale e il mondo, girerà tutta la costa da Ferrara a Cattolica insieme ad Alex Giuzio sempre di Altre Velocità alla ricerca di tutte le contraddizioni del modello romagnolo tra ricerca di wellness ed estrattivismo territoriale, dall’erosione costiera, alla trivellazione fino alle piste del Cocco. Insomma, ne vedremo e sentiremo delle belle.
Questo il core del progetto, ma a corollario ci sono le collaborazioni con altre programmazioni di Ert, quelle di Mismaonda a LabOratorio San Filippo Neri, quelle con il DAMSlab e con libera Bologna e le programmazioni di Villa Celestina, bene confiscato alla mafia. In questo quadro vedremo l’artista catalano Sergi Casero Nieto, che proporrà El pacto del Olvido, riflessione sulla perdita di memoria storica tra patrimonio familiare e collettivo, Fettarappa appunto come dicevamo con quella che è un’autentica ode civile. Caterina marino anch’essa romana con il suo lab Parole da rubare, comunicherà le metodologie per la creazione dello spettacolo La futura classe dirigente, in cui di nuovo interviste a bambini e bambine, ci guideranno ad una lettura ragionata del tempo presente in vista di un futuro un poco più intelleggibile.
I famosi discorsi commissionati da Borghesi che sono poi il progetto Tenere Banco, per ora ancora top secrets riguardo le personalità che hanno accettato questa sfida apparentemente vintage, un po’ in contro tendenza rispetto a ghost writers e intelligenza artificiale perché pensare e scrivere qui non basta ma bisogna portare la verità del corpo, saranno ambientati nella villa di viale aldini che simboleggia la lotta alle mafie ohimè molto presenti e attive anche a Bologna.
Si chiude il 26 settembre sempre alla deliziosa casa di quartiere Ruozi, alle 18, con un panel di bilancio sulle residenze, moderato dal critico curatore, docente Lorenzo Donati con Agnese Doria, Andrea Chiloiro, Alex Giuzio, Enrico Baraldi, Nicola Borghesi Insomma la sorpresa è servita con tutte le sue ciliegine. Rimanete sintonizzati per un reportage da Santarcangelo e uno dalla Futa. In giro per Appennini, a proposito, potreste anche decidere di dirigervi al monastero di Fontavellana tra 26 luglio e 2 agosto per la nuova creazione di Claudia Castellucci che si preannuncia rigorosamente spiazzante come d’uso.