Il presunto esodo dei miliardari è una provata bufala

di Duccio Facchini /
9 Luglio 2026 /

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Il presunto esodo di 142mila miliardari descritto in un report riproposto per mesi dai più importanti media di tutto il mondo era una pura e semplice falsità. A conti fatti quella “migrazione” si è infatti rivelata “modesta”, tanto che il responsabile della ricerca realizzata per conto della blasonata società di consulenza Henley&Partners è stato messo alla porta e la stessa Henley ha dovuto fare pubblica ammenda, dichiarando a metà giugno di quest’anno che “non produrrà più un conteggio preciso dei movimenti che i dati non supportano ancora”.

È uno dei più clamorosi casi di fake news neoliberale degli ultimi tempi, confezionata nel tentativo di disinnescare qualsiasi iniziativa, anche timida, di mettere la giusta pressione fiscale ai super-ricchi. Se non ci fossero state le organizzazioni indipendenti Tax Justice Network e Patriotic millionaires Uk questa bufala avrebbe continuato a pascolare, dettando la linea a media e governi già addomesticati (in Italia il nostro Andrea Siccardo è stato uno dei pochissimi a scriverne in tempi non sospetti).

A partire da quel rapporto patacca è stato coniato il termine “Wexit” (i giornali amano queste formule ammiccanti ma vuote) per riferirsi a un inesistente esodo di ricchezza dal Regno Unito ed è stato ampiamente riconosciuto come tutto ciò sia stato il fattore chiave che avrebbe spinto la Cancelliera britannica Rachel Reeves, ovvero la ministra dell’Economia del (dimissionario) Governo Starmer, ad attenuare le riforme fiscali già in cantiere. Le affermazioni contenute nel rapporto sono state ripetutamente citate alla Camera dei Comuni e in quella dei Lord, rimbalzando in giro per il mondo e quindi anche in Italia. Vi ricordate i servizi sui milionari che sceglievano di venire a vivere nei brillanti grattacieli di Milano perché “in fuga” da una Londra ormai ridotta ad ammasso di kolchoz? Attendibili come una conferenza sul terrapiattismo.

Rebecca Gowland, direttrice esecutiva di Patriotic millionaires Uk, non ha usato mezze misure. “Henley&Partners ha trascorso anni a diffondere rapporti inconsistenti e fuorvianti che travisavano la realtà dei milionari e della loro ‘migrazione’, informazioni poi amplificate dai media. Sebbene quest’anno abbia finalmente messo fine al suo discutibile approccio utilizzato -ha detto- il danno reale è già stato fatto. È così che la ricchezza estrema acquista il potere di influenzare i media e i politici. E questo riguarda tutti”.

Al trito e ritrito dibattito italiano sulla patrimoniale farebbero bene le parole di Caitlin Boswell, vicedirettrice di Tax Justice Uk. “Mentre milioni di persone stanno affrontando una crisi economica che ha colpito il Regno Unito, una minoranza di individui ultra-ricchi e potenti sta utilizzando ogni tattica immaginabile per minare la maggioranza che desidera che la ricchezza estrema sia tassata in modo adeguato. Nel frattempo la disuguaglianza è ormai talmente fuori controllo che gli ultra-ricchi nel Paese detengono più ricchezza di oltre 34 milioni di persone messe insieme. Questo non solo è ingiusto ma è del tutto insostenibile, perché erode la democrazia e alimenta la disuguaglianza. Qualsiasi politico seriamente intenzionato a dare una svolta deve affrontare con determinazione la riforma del sistema fiscale, a partire da un’imposta sul patrimonio affinché le persone più ricche paghino la loro giusta quota”.

Da noi, invece, è tutto un calcolo politico di cortissimo respiro. Eppure è un’emergenza globale che i movimenti in piazza a Genova nel luglio di 25 anni fa avevano compreso e messo alla berlina. Il capitalismo estrattivo vive di squilibri, semina le crisi, non respira senza iniquità e coltiva le guerre. Quella critica è ancora lucida ed è per questo che il miglior modo per “celebrare” il 25esimo anniversario del G8 è riprenderne i contenuti e le proposte di trasformazione del modello di sviluppo, attualizzandoli. Limitarsi solo alle torture poliziesche, all’omertà di gregge, alla repressione (di cui scriviamo da anni e lo facciamo anche in questo numero, ci mancherebbe) è giocare di rimessa. Non riduciamo quel tumultuoso e disordinato desiderio di un altro mondo possibile al lamento di una vittima, che di norma è privata di parola e azione. Proviamoci. In attesa del prossimo esodo.

Questo articolo è stato pubblicato su Altreconomia il 1 luglio 2026

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