Se è ormai divenuta una sorta di certezza luogo comune, il fatto che ogni anno il grande caldo si presenterà precoce improvviso aggressivo è altrettanto vero che sanciranno l’avvio dell’estate culturale due attesissime conferenze stampa sempre più simili a feste, si, come sempre qualcuno si incarica di definire il momento di presentazione pubblica dei programmi o semi liturgie, come preferisce dire la sottoscritta.
Liturgie laiche ma non prive di fervore tra addetti ai lavori, habitué e rappresentanti istituzionali e del mondo della sponsorizzazione privata o quasi. In ogni caso affollate all’inverosimile tra ventagli d’ordinanza ormai, che nemmeno in una commedia goldoniana e litri di acqua o succhi nei casi più fortunati versati.
Naturalmente sto parlando di Santarcangelo Festival e Biografilm Festival.
Cominceremo dalla seconda press conf in ordine di tempo perché Biografilm è qui che arriva dal 5 giugno, fino al 15, a contendersi spazio e attenzione del pubblico che sciama da una location all’altra nella sempre più rovente e overturistizzata Bologna.
La conferenza stampa si è svolta nella sontuosa cornice della Sala degli Anziani a Palazzo d’Accursio e Fabio Abbagnato presidente di film commission ER, non ha mancato la battuta sul divenire propriamente anziani nel luogo giusto, a furia di celebrare un festival biografico che si protende longevo in una città che ha scommesso di poter diventare una eccellenza produttiva e distributiva anche cinematografica, oltreché di studio di ricerca, conservazione restauro per l’arte della decima musa. Se tutto questo è potuto accadere è stato per il talento organizzativo e l’arte di tessere relazione reticolari dii soggetti imprenditoriali e di management culturale peculiari quali Andrea Romeo, oggi I Wonder pictures, che avevamo visto in grande spolvero la sera precedente per la serata evento dedicata all’anteprima mondiale dell’attesissimo thriller metafisico backrooms. Romeo non si è fatto vedere, lasciando il passo ad una ricchissima rappresentanza al tavolo, ma è sempre più significativa la presenza in questo contesto di Gianluca Farinelli. Bologna è una regola e la regola sarebbe che dalla rete si diventi poi sistema. Perciò in qualche modo il Comune di Bologna in questo caso, assenti sindaco e assessori di riferimento, si fa rappresentare dalla prestigiosa Cineteca e si sceglie di stabilire una sorta di continuità tra Biografilm, l’inizio delle programmazioni in piazza, la grande kermesse del Cinema ritrovato e persino si accenna ad una nuova location per l’arena Puccini che sarà almeno per quest’anno all’ippodromo. Tutti gli equilibri vengono così rappresentati e rispettati e del resto anche il cinema Modernissimo si affiancherà tra le prestigiose sale a disposizione del festival. Al tavolo sono rappresentati gli inizi fondativi di questa avventura che agli esordi sapeva di quel pizzico di azzardo giovanile trasformato dalla costante presenza dei vertici di Hera come main sponsor in scommessa vinta da subito. Oggi i capaci, preparati, laboriosi e discretissimi Benvegnu e Liberti sono i curatori selezionatori, cui spetta un compito davvero difficilissimo perché chiaramente la situazione di contesto è tale da rendere impossibile non esprimere un orientamento e di più uno schieramento, quando si ha a che fare con docufictions da ogni parte del mondo che si vorrebbero rappresentative della condizione umana. E di fatto, Umanità: singolo plurale è il claim azzeccato a mio avviso di questa edizione.
Ormai ogni volta che mi reco a qualche conferenza stampa inerente rassegne artistico culturali, mi preparo a dover assumere che è palpabile e non un vezzo politically correct o un fervorino di maniera, il clima di viva preoccupazione per quanto sta avvenendo. Grande la consapevolezza di stare in una strettoia di penuria di risorse che investe pesantemente certi settori relegandoli alla ininfluenza se non condannandoli direttamente alla sparizione e che le pressioni che gli ambiti culturali e formativi ricevono sono il termometro di una febbre di controllo sociale e opinionistico propri di uno stato bellico. Farinelli definisce complicatissima la situazione del cinema e allude apertamente ad ombre censorie. Si restringono insomma gli spazi di libertà anche solo togliendo ossigeno e agibilità. In altri modi e forme vedremo che queste stesse inquietudini saranno declinate anche nei discorsi della compagnia di giro santarcangiolese, la migliore al mondo di sempre, in trasferta al Mambo bolognese. Con tanto di ciambellone romagnolo rompidigiuno al seguito. Tornando a noi, Liberti strappa un applauso doveroso e sentito richiamandosi alla vicenda palestinese. Molto sentita appare la necessità di stare nell’urgenza delle cose e dunque ecco una raccolta di voci che stimolano il pensiero e la capacità critica, dalla cronaca di uno degli atti di resistenza civile spontanea più clamoroso degli ultimi tempi (Everybody to Kenmure street) alla storia di Tamara Amer, fondatrice della piattaforma on line iraqui women’s rights, per oltre un decennio la voce di una generazione di donne Burning Voice, all’instancabile lotta di una donna siriana contro la violenza del proprio passato (Little sinner), all’ascesa come leader politico di Shaen Harutyunyan, pronto a dare una svolta democratica all’Armenia e in corsa alle elezioni del suo paese proprio a giugno 2026 (The winning generation). Opportuna assai anche la scelta di ripresentare appunto il tanto giustamente acclamato ma anche divisivo per alcuni aspetti di bon ton diplomatico culturale, la voce di Hind Rajab, diretto da Kawthar ibn Haniyya.
Insomma, questo per dire, che in ogni risvolto, in ogni sessione anche collaterale di questo festival, comunque non siamo dalle parti delle posizioni espresse recentemente da De Gregori o peggio da Erri De Luca. Infatti, accanto alla giuria internazionale, Biografilm si avvale di una sorta di giuria alternativa e impegnata, volta anche a cogliere aspetti generazionali, ovvero la giuria Manifesto, composta dai rappresentanti della Associazione casa del Mondo, Csi, Donne in Strada, Extinction Rebellion, Piazza Grande. Se vogliamo snocciolare un po’ di numeri, dobbiamo dire che sono 64 i film in programma, 8 le sezioni del festival. Ben 34 i paesi rappresentati, 27 i film a regia femminile. 54 le anteprime, di cui 16 mondiali, 28 le opere prime e seconde, 14 delle quali concorrono al premio Hera nuovi talenti, sia nella sessione concorso internazionale che Biografilm Italia.
I luoghi del Festival sono Cinema Lumiere, Biografilm Hera Theatre, Popup Cinema Arlecchino, il Cinema Modernissimo, il Chiostro di Santa Cristina e la Biblioteca Sala Borsa., verrà riproposto doverosamente il film simbolo del martirio di Gaza, la voce di Hind Rijab, ospitando anche la sua regista, già al centro di molte polemiche legate a manifestazioni internazionali. Importante si sia parlato anche in questa sede di genocidio, data come sappiamo l’estrema frequenza con cui questa categoria viene messa in dubbio da parti autorevoli e insospettabili. Il panorama dei film e delle categorie di concorso e non è davvero vasto e pertanto Liberti sceglie saggiamente di riferirsi all’inizio e alla conclusione del festival. Si comincia infatti alla grandissima in sala pop up Arlecchino di via Lame il 5 di giugno alle 20e30, con Broken English, un docu memoir in forma di intervista ultimo omaggio possibile ad una icona combattente della swinging London, quale Marianne Faithfull, interprete, attrice, autrice, la donna vertigine che visse molte vite in barba ad uno star system distruttivo sempre desideroso di biondine docili da sacrificare al dio del patriarcato e del successo. Jane Pollard e Iain Forsyth, registi saranno presenti in sala e credo proprio che sarà tutto estremamente toccante, considerando la recente scomparsa di colei che non fu musa di nessuno, tantomeno dei Rolling Stones, se non di sé stessa. Liberti ci spiega con grande delicatezza, quanto questa ultima raccolta testimoniale sia anche frutto di un atteggiamento consapevole da parte della grande artista rispetto all’avvicinarsi di una fine tutto sommato accettata, dopo che le traversie di salute legate al Covid avevano minato fortemente la proverbiale attitudine resistente di lei. Quasi potremmo dire, filosoficamente in contrapposizione al mandato esistenziale di questa esperienza, il film chiude ufficialmente le premiazioni delle varie categorie, domenica 14 giugno con l’ultima fatica dell’acclamato Joshua Oppenheimer, ovvero con il suo The revolution against Death. Qui siamo da tutto un altro lato selvaggio della passeggiata, ovvero quello di una community, non comune, comunque californiana come da copione, di anziani straricchi e paranoici quanto basta, tesi con tutti i mezzi necessari a combattere l’invecchiamento e l’ineluttabilità di specie, ovvero, la morte.
Tutto questo ovviamente è davvero poco per render conto di un festival cosi sfaccettato e articolato, i cui punti di forza sono oltre alla naturale attenzione alle realtà e istanze dal territorio, dal gigante Hera, certo, fino alla associazione che tutela i diritti delle persone sorde e che reclama la sottotitolazione cinematografica sempre,, la continuità nell’ottimo staff soprattutto di comunicazione e promozione, ma non il continuismo, dunque l’oculata introduzione di novità di senso come tutti i percorsi interni di sostenibilità ambientale che coinvolgeranno stavolta lo spazio più di mercato e produzione quale Bio to B Industry days, per fare un esempio, ma anche il perseguimento degli obiettivi di Audience Development, studiato ma anche concretamente agito nell’area metropolitana tutta attraverso il progetto Biografilm on the square. Non possono mancare in una visione colta e pop nello stesso tempo, i talks di approfondimento, da segnalare subito il 6 quello di approfondimento sulla figura di Faithfulll con Naraldi e Stancanelli. Innovazione si fa anche con le sezioni, e abbiamo il felice ritorno di Celebration of lives awards e l’istituzione di Biografilm podcast award a cura di Simone Soranna e Jadel Andretto. Nasce anche Biografilm poesia, la vita che scorre, intendendo una maniera ancora diversa di descrivere le nostre vite e che ospiterà subito il grande Milo De Angelis. Per le sezioni più tradizionali non c’è che da zigzagare tra concorso internazionale, Come si diceva Biografilm Italia, ma anche Contemporary lives ad elevato impatto sociale, ma anche Art and Music e Sguardi in Camera, la sezione delle cineprese amatoriali.
Insomma, pluralismo, civismo, anche attivismo contemplati tramite una vera e propria polifonia di sguardi, approcci e strumentazioni, con un occhio di riguardo alla formazione, all’educazione dei soggetti più giovani. Siamo tutti pronti per emozionarci.
Emozioni appuntite e ben orientate anche nel caso del festival di Santarcangelo. Siamo in questo frangente all’ultimo mandato della direzione di Tomasz Kirenczuk, detto familiarmente Tomek, ormai cittadino onorario santarcangiolese e in definitiva personalità cosmopolita e flessibile come poche.
Dotato anche di sense of humour che ci vuole per sciorinare una programmazione che per forza di cose oltre ad essere molto ricca estendendosi dal 3 al 12 di luglio ed estremamente intensiva come tutto ciò che è radicale, va illustrata seguendo una gerarchia di ringraziamenti e posizionamenti istituzionali. Difatti viene chiarito subito da tutti i livelli comunali e regionali e non solo, nonché dal presidente alla guida del consorzio degli enti soci, l’associazione Santarcangelo dei Teatri, implementato quest’anno dalla adesione della Repubblica di S Marino, che questa trattasi dell’unica kermesse teatrale italiana a trazione interamente pubblica e che i sostenitori sono Unione Europea, Ministero della Cultura, ma vedremo con molti ni, Ministero degli affario Esteri e della Cooperazione Internazionale, come è giusto che sia dato l’affondo di Tomek su una genealogia globale di colonizzazione, regione ER, come si diceva, Visit Romagna, Camera di Commercio della Romagna, Forlì, Cesena e Rimini.
In effetti la preoccupazione generalizzata è quella di trovarsi a sostenere nei fatti una sorta di battaglia per la libertà di diritti e di espressione oltreché di opinione e agibilità politica in cui ci si senta Davide contro Golia e si tema di essere messi agli angoli. I criteri- non criteri ministeriali che promuovono la tradizione, il localismo, il provincialismo, che esprimono una pericolosa porosità tra turismo intrattenimento arte e folclore di mercato, che non guardano ad una formazione pedagogica di pubblico e addetti competenti, che non mirano a incoraggiare pensiero critico e diritto al dissenso, hanno già pesantemente inciso sulle risorse a disposizione del festival. Un festival sempre vissutissimo e attraversatissimo, ma non secondo parametri puramente commerciali e in cui non si capisce secondo occhiute burocrazie la ratio delle categorie in cui si collocano eventi, spettacoli, situazioni, essendo per natura volutamente aspecifici gli ambiti e fortemente ibridati.
Una discussione pericolosamente incentrata sulla natura del sesso degli angeli che ha il fine dichiarato di indebolire le fila e sorgenti carsiche di un pensiero comunitario forse ancora minoritario ma certo virale nella sua proliferazione, mutazione, espansione.
Il claim scelto stavolta è una fotografia dello stato delle cose: Sotto pressione, più vicini. Tomek si incarica di declinare le diverse possibilità interpretative di questo modo di stare. Che ha appunto una conseguenza di scelta necessaria, quella della comunità e vicinanza. Sottolinea quindi la vicinanza al lavoro primaverile riminese della rassegna curata da Motus e una nuova collaborazione con la sagra malatestiana che rende evidente lo sforzo congiunto insieme con Ater per integrarsi e starci dentro, a fronte di codici espressivi probabilmente diversi, ma non per questo inconciliabili. Nel comunicato stampa la penna affilata di Giovanni Boccia Artieri evoca apertamente la scena come spazio di immaginazione politica e la pressione profonda come spazio non di angoscia, ma di elaborazione comunitaria.
Per tutte queste ragioni l’edizione 2026, si pone come esperienza particolarmente immersiva e dedicata all’incontro reciproco. La natura originaria del festival, risalendo agli albori è quella del teatro di piazza e di strada e in qualche modo questa sarà la dimensione centrale, posto che il parco Baden Powell non sarà solo. Imbosco che è già tanta roba, da sempre spazio chillout e wellness, palestra relazionale e al consenso, oltreché celebrato dancefloor, ma anche sede di spettacoli e azioni teatrali, in aggiunta alla piazza core festival Ganganelli. L’esperienza precede l’interpretazione e anche il concetto di Archivio, necessario per riprendere il tema foucaultiano delle genealogie di potere, viene riletto attraverso il corpo, portatore se vogliamo, di tante cose, memorie della violenza, dello sradicamento, ma anche della disciplina militare e religiosa, della solidarietà, dell’immaginazione collettiva, delle memorie familiari e di contesto. La resistenza non come atto eroico, viriloide o patriarcale, ma come accettazione di esposizione e vulnerabilità. Spostamento, dei corpi diventa un altro concetto fondante del festival. Ci sono moltissimi ritorni in questo festival come, ad esempio, quello di Carol Teixeira dal brasile che sarà qui per la quarta volta a celebrare l’incompiutezza dei nostri movimenti, per dire che non è certo il ben coreografato, ciò che ci si aspetta qui.
Piazza Ganganelli, tornando al cuore e alle sue ragioni, sarà ideale cornice di tre performances che vogliono la collaborazione con l’energia del pubblico. Per esempio, sarà così in BOW, una performance sull’inchino, naturale prosecuzione di un lavoro di tre anni fa portato da Woiciech Grudzinski, il 10 luglio sarà la volta di BSTRD di Katerina Andreou, azione contro il concetto di purezza identitaria. L’11 e 12 di luglio in chiusura avremo Melissa Guex insieme ad Alberto Malo e Louis Schild portano in piazza Loud Goodbye, concerto per basso batteria con performer che riflette sulla fragilità dello stare insieme e sul congedo.
Corpo ed anche ambiente, sono i punti focali di queste ultime edizioni del festival già a partire dalle difficili fasi della vicenda Covid, prima della direzione Tomek e quindi il bosco è protagonista, come ambiente trasformativo per eccellenza in molti spettacoli ed azioni. Per esempio, e sempre a proposito di ritorni, in quello del coreografo norvegese di origine giamaicana Harald Beharie, che ci offre l’esperienza immersiva e totalizzante di Undersang, rituale in natura presso il teatro dimora di Mondaino, il 10, 11 e12 di luglio. Mondaino significa anche Stefania Tansini con Madeleine in prova aperta. Non ci si fa mancare la dimensione nomadica. Questo per stare sui nomi più noti al Festival. Ma andando per tematiche e sezioni e progettualità da Bloom passando per Fondo, le aree mediorientali e nord africane incrociamo subito Palestina, Libano Marocco naturalmente. Per esempio Ali Chahrour con When I saw the sea, intreccia danza musica canto per raccontare la vita delle lavoratrici migranti in Libano e rientra nel programma malatestiano di Percuotere la mente. Di Palestina trattano Nur Garablie Marah Haj Hussein, un ritorno anche questo, che attraversano la resistenza e le contraddizioni di questa in territorio occupato al teatro del Lavatoio il 3, 4, 5 luglio. La poeta performer femminista Wissal Houbabi, di origini marocchine e di stanza a Bologna tramite il progetto di sostegno Fondo porta avanti una sua ricerca sulla trasformazione della tradizione orale e indaga la pratica dell’Aita, che attraversa tramite il canto il dolore della diaspora e dell’esilio (parco Baden Powell, 7e 8 di luglio. Anche l’altro performer marocchino presente in programmazione, Mehdi Dahkan con il suo KMs OF RESISTANCE, sarà al parco Baden Powell, il 3, 4, 5 di luglio per raccontarci il respiro collettivo in quanto forma di resistenza.
Ricordiamo anche la sezione cinema al Supercinema che ci ripropone repliche dell’imperdibile a mio avviso Odio di Motus, film documentario sulla violenza incorporato recentemente nel loro spettacolo Frankenstein e frutto, va da sé, di una scrittura collettiva. Da segnalare anche Palestina 36il 12 luglio, della regista Anne Marie Jacir, un kolossal storico e dunque molto utile per comprendere l’oggi palestinese, proiezione realizzata in collaborazione di Rimini con Gaza, che ci racconta la grande rivolta antibritannica del 36.
Ho tentato una panoramica di certo non esaustiva tra ecosistemica, antispecismo, derazzializzazione e resistenze tra nord e sud del mondo sempre inscritte come Tomek sottolinea più volte nella conferenza stampa, in una postura queer, dunque metamorfica, liquida eppure consistente e persistente, l’unica da cui è possibile oggi guardare ai generi senza sclerosi, tentando anche di ironizzare e sbeffeggiare senza cadere in retoriche vittimiste, ma esercitando pride, convergenza e dignità. Con questa constatazione mi pare giusto alle soglie dei vari cortei di celebrazione Pride, chiudere una panoramica che potrete completare cercando calendarizzazioni e prenotazioni possibili in rete. Io chiudo qui l’articolo ma non si chiudono le cose da fare e vedere qui a bologna come altrove. Ariette in vista del trentennale, poi del loro Pasolini nelle piazze di Valsamoggia, 300 Scalini oggi al via contanti spunti nuovi e la loro rassegna di puntaInsorti, Ginnasio con lo spettacolo Duale al Dom dal 5 al 12 giugno, Ravenna festival in pieno svolgimento, La diramazione Albe-La to Oscuro della Costa prossimamente al Cisim di Lido Adriano, festival teatrale Opera prima ai nastri di partenza a Rovigo, Biennale teatro e Danza a Venezia, Archivio Zeta sempre attesissimi al cimitero germanico della Futa, presumibilmente con Kafka ancora revisited. Insomma, tanta roba, di cui in parte cercherò di informare e di fare opportune segnalazioni.