Domenico Gallo: “La Flotilla fa riaprire gli occhi sulla tragedia di Gaza e la follia delle guerre”

di Frida Nacinovich /
28 Maggio 2026 /

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In un mondo impazzito, nel quale sta progressivamente cadendo anche l’ultimo tabù, quello della guerra nucleare, le voci di pace delle donne e degli uomini di buona volontà sembrano essere raccolte solo da Papa Prevost e da quel che resta delle Nazioni Unite. Le ultime notizie raccontano che proprio al pontefice si è rivolto il presidente iraniano Pezeshkian, denunciando il bombardamento di ospedali, scuole e luoghi di culto. “Chiari crimini di guerra”, ha scritto Pezeshkian, apprezzando i continui sforzi del Vaticano per far cessare il fuoco in tutto il Medio Oriente. Al magistrato Domenico Gallo, impegnato da sempre nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, chiediamo quando finirà, se finirà, questa inumana quotidianità fatta di migliaia di morti, in massima parte civili, terrificanti distruzioni, e inaudite sofferenze in chi cerca di sopravvivere in mezzo a una follia bellicista generalizzata.

Presidente Gallo, hanno nuovamente abbordato la Global Sumud Flotilla, in acque internazionali al largo dell’isola di Cipro, a 400 chilometri dalle coste di Gaza. I marinai di pace sono stati incarcerati, malmenati, derisi, La forza delle armi continua a prevalere sul diritto

“Il diritto internazionale garantisce la libertà di navigazione in alto mare. Un principio sancito dalla convenzione Onu di Montego Bay del 1982, che fa parte del diritto consuetudinario, quindi vincola tutte le nazioni, anche chi non ha firmato come Israele. In base a questa convenzione, le navi che battono bandiera italiana sono considerate territorio ‘mobile’ dell’Italia, così come quelle che battono bandiera tedesca sono territorio ‘mobile’ della Germania. Abbordare le imbarcazioni della Flotilla significa entrare in un territorio straniero e violare un principio del diritto internazionale. Chi ha assaltato le navi battenti bandiera italiana è come se lo avesse fatto in Italia. Quanto alle violenze subite dagli equipaggi, è importante che siano diffuse le immagini. Ci sono vari rapporti che documentano le violenze e le torture commesse nelle carceri israeliane, dove dal 7 ottobre 2023 più di novanta persone sono morte per i maltrattamenti subiti. Le autorità politiche non possono non sapere, ci sono informazioni diffuse dalle Nazioni Unite e da organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International che rendono impossibile l’ignoranza per i dirigenti politici. Questi dati di fatto non esistono per l’opinione pubblica solo perché vengono tenuti accuratamente nascosti sotto il tappeto. Se poi qualcuno, come Francesca Albanese, si permette di scrivere un rapporto per l’Onu e di far circolare le notizie, viene bandito, tacitato, considerato una persona sgradita da tener lontana dal dibattito pubblico”.

Più in generale, una recente copertina de ‘il manifesto’ dà il quadro della situazione ‘Israele firma il rinnovo del cessate il fuoco in Libano mentre continua a bombardarlo. Netanyahu pianifica un’offensiva elettorale a Gaza, dove i raid non si sono mai fermati. Gli accordi restano sulla carta e Tel Aviv occupa altra terra’

“Il punto è che Israele non ha mai rispettato le tregue. Kant, nel trattato per la pace perpetua, scriveva che se dalla guerra si vuole arrivare alla pace bisogna evitare ostilità tali da rendere impossibile la reciproca fiducia nella pace futura, fra queste Kant indica l’uso di assassini e la violazione della capitolazione. E quale sarebbe il massimo della perfidia, se non quello di proclamare una tregua e poi invece violarla sempre, senza farsi scrupoli, a tradimento? Questo è gravissimo ed è colpa nostra, dei paesi del cosiddetto Occidente che tutto accettano senza battere ciglio. Con l’unica, coraggiosa ma isolata, posizione della Spagna. Il silenzio viene utilizzato per difendere nei fatti gli interessi di Israele. Com’è accaduto ad esempio, con il veto che l’Italia ha posto, assieme alla Germania e ad altri, alla revisione dell’accordo con l’Unione europea che dà ad Israele grandi vantaggi economici, quasi fosse uno Stato dell’Ue. Insomma, non solo non si danno sanzioni, si lasciano anche in piedi trattamenti privilegiati che non hanno ragione di essere. Per giunta quell’accordo Ue-Israele prevede la sua sospensione in caso di violazione dei diritti umani. E non esiste una violazione maggiore del genocidio”.

Sono uno schiaffo in pieno volto le immagini dei 430 marinai di pace ammanettati, bendati e fatti inginocchiare in un hangar del porto di Ashdod. Il ministro Ben Gvir li deride: “Benvenuti in Israele, siamo noi i padroni”

“Ben Gvir che si vanta in tv delle violenze agli equipaggi della Flotilla disvela un brandello di quello che è il comportamento dello Stato israeliano. Quando le immagini diventano di pubblico dominio, l’imbarazzo è generale. Perché non si riesce più a nascondere quello che larga parte della politica e i media tenevano celato. Una censura fatta per interesse, per non mettere in discussione la politica di vicinanza, per non dire di complicità, con Tel Aviv. Tutto questo disorienta l’opinione pubblica. Nel governo di Netanyahu qualcuno cerca di parare il colpo, prende le distanze da Ben Gvir, dice che ‘questo non è il volto di Israele’. Un lapsus freudiano, perché invece il mondo ha visto per un attimo il volto che Israele cerca di tenere accuratamente nascosto, con la complicità delle élite politiche occidentali. Soprattutto agli occhi dell’opinione pubblica dei paesi occidentali, dai quali Israele riceve forza, denaro e tutti i mezzi per continuare la sua politica di dominio regionale. Il governo italiano, che sa benissimo come agisce Israele, è stato costretto a correre ai ripari per giustificarsi, per difendersi dall’indignazione popolare suscitata dalle violenze subite dai pacifisti. La forza della missione umanitaria della Flotilla è stata anche quella di far sentire milioni di persone partecipi di quello che accadeva in mezzo al mare. Gli abbordaggi, gli spari con i proiettili di gomma, gli arresti e la prigionia ad Ashdod di amici, parenti, persone che conosciamo, sono fatti molto più coinvolgenti dei quotidiani bollettini e delle statistiche sul numero dei morti fra la popolazione civile di Gaza, dei feriti, degli affamati”.

Le violenze in diretta tv colpiscono molto di più, non è un caso che ad essere presi di mira a Gaza siano stati anche gli operatori dell’informazione

“Il lavoro della Flotilla è molto interessante, importantissimo proprio perché rompe la crosta di disinformazione, disvela quello che realmente accade, ti trascina emozionalmente nel contesto. Finiamo con l’identificarci con i marinai di pace perché sono donne e uomini come noi, sono i nostri vicini di casa, i nostri insegnanti, i nostri medici”.

Nonostante il numero sterminato di vittime civili, c’è chi continua a negare la realtà di un genocidio. Arriva a farne una questione semantica

“Per le classi dirigenti occidentali è importante respingere la definizione di genocidio. Nel momento in cui questa realtà diventasse di senso comune, i vari governi dovrebbero assumersi la responsabilità di non aver fatto quello che era in loro potere per impedirlo. Non è solo una responsabilità politica, è anche giuridica. Gaza si chiama Striscia perché è un fazzoletto di terra lungo quaranta chilometri e stretto una decina. Israele ha occupato più della metà di questo territorio, chiudendo tra le rovine, dove la vita è impossibile, quasi due milioni di persone. Insomma il genocidio continua, al pari della responsabilità del governo italiano e di altri paesi che avrebbero gli strumenti per fermarlo”.

Organizzazioni come Amnesty International accusano l’Unione europea di ipocrisia: le sanzioni ai singoli coloni sono “cerotti su una ferita aperta”. Insomma si punisce la “mela marcia”, il colono violento, per salvare l’intero albero che è il rapporto commerciale e politico con lo Stato di Israele. L’ultimo Consiglio europeo conferma così l’incapacità cronica dell’Ue di agire come attore geopolitico autonomo. Per fortuna si fa sentire Papa Prevost, che non per caso viene attaccato dal presidente statunitense Trump

“É una novità, ma anche l’indice di quanto le parole di Prevost siano forti, e quindi spaventino le classi dominanti. Il Papa e l’unica autorità mondiale in grado di intervenire con verità e saggezza rispetto a questo precipitare nella barbarie senza fondo. Disturba il manovratore. In genere le parole di pace dei pontefici vengono accolte dal più gelido silenzio, questa volta invece hanno superato la barriera ed hanno messo in difficoltà lo stesso governo italiano, in cerca di consensi e con le elezioni alle porte”.

Sui media israeliani trovano larga eco le parole di Ben Gvir che chiama alla conquista dello ‘spazio vitale’ togliendo le terre ai palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, occupando militarmente il Libano del sud. Non è un film distopico, disturbante, è la realtà. Proprio lui, quello che festeggia ballando e brindando la legge che istituisce la pena di morte per i soli palestinesi, e riceve dalla moglie per il compleanno una torta con la decorazione di un cappio da impiccagione. Un regista horror non saprebbe girare scene più truculente

“Donald Trump ha sostenuto e continua a sostenere Israele. Ha scatenato la guerra all’Iran senza sapere come venirne fuori. Questo sta provocando enormi disastri, di cui gran parte del mondo paga le conseguenze. Sembra di essere nel romanzo ‘Il complotto contro l’America’ di Philip Roth, che ipotizza la vittoria alle elezioni del 1940 di Charles Lindberg che instaura un regime filonazista”.

In definitiva sono il Papa e la Flotilla a mettere in discussione questo mondo in guerra permanente

“Sono riusciti a mettere in crisi il sistema. La Flotilla è un’esperienza di mobilitazione della società civile internazionale veramente straordinaria, da studiare. Interviene nel vuoto, nel silenzio delle autorità politiche. Agisce come le organizzazioni non governative che inviano nel Mediterraneo le navi in soccorso dei migranti. Sostituiscono gli Stati che non adempiono ai loro doveri pubblici e umanitari”.

Questo articolo è stato pubblicato su Sinistra Sindacale

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