Quando si dice la coerenza: rassegne e festival di primavera

di Silvia Napoli /
4 Maggio 2026 /

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Ci sono già state due conferenze stampa significative e la terza sarà domani, a segnare con decisione il passo d’inizio della stagione primaverile e con essa dei festival. Stiamo parlando naturalmente del festival Onfalos, l’Infanzia al centro, per esempio che riproporrà proprio oggi mentre scrivo uno storico spettacolo di Societas Raffaello Sanzio quale Buchettino e di Angelica Festival, più il festival Polis, organizzato, pensato e voluto da ErosAnteros. Ma andiamo con ordine.  

Sedici anni sono ormai un’età adolescenziale per questa programmazione che, con la consueta puntigliosa cura per il rigore del vocabolo tipica di Compagnia Laminarie, ovvero quelli di Dom, la cupola del Pilastro, viene appunto definita come un insieme di esperienze con l’arte contemporanea per bambine, bambini e adolescenti, dal 21 al 30 di Aprile. Una programmazione che si mantiene coerente con quanto fin qui visto in questo scorcio d’anno ovvero una intenzionalità di creare links veri tra centro cittadino e periferie come era del resto nella concezione urbanistica dei padri e maestri di settore degli anni 70.  

Il 21 Aprile, data topica per la storia bolognese, in quanto data della Liberazione cittadina, è stata prescelta per l’apertura dedicata a quello che a tutti gli effetti il rito civile della lettura Del Patto, ovvero di articoli estrapolati dalla carta costituzionale scelti dai cittadini del quartiere e da loro enunciati.  

Contestualmente a questa inaugurazione di una mostra di bozzetti di disegni realizzati dall’artista Beatrice Bandiera per le saracinesche di esercizi commerciali in stato di abbandono in piazza Lipparini. Dove una ratio rigenerativa complessiva non riesce ad arrivare interviene tuttavia la cura, la premura della creatività messa a valore comune. Si prosegue coerentemente con laboratori aperti a tutti proposti in collaborazione con gli uffici di Quartiere e il plesso scolastico, sempre negli spazi di edilizia popolare di via D’Annunzio e Piazza Lipparini. Laboratori quest’anno molto particolari in quanto volti alla costruzione di un burattino e infatti denominati la bottega di Geppetto e a cura di Valentina Paolini, burattinaia della compagnia Teatrino a due pollici.  

Gli appuntamenti proseguono anche con giornate di festa, cinema e merende come quella del 26 e con l’importantissimo appuntamento nei giardini segreti di via S Caterina 55 dedicato alle scuole nella mattinata di lunedì 26, a sancire un discorso di conoscenza e scambio tra comparti di edilizia popolare.  

La ripresa il 28 e il 29 di Buchettino uno degli spettacoli per l’infanzia più celebrati a livello internazionale da parte di Societas, nella compagine familiare classica Guidi-Castellucci è certamente la punta di diamante di questa edizione che chiude poi il 30 con un matinée cinematografico al modernissimo e un incontro pubblico a Dom, bambini nell’opera nel tardo pomeriggio. Occorre qui sottolineare come tuttavia la comunicazione di questo festival della cura per l’infanzia che riprende in maniera egregia e confacente ai tempi lo spirito di Bologna città educante, in realtà è stato il pretesto per gran parte della stampa locale non tanto di discutere di pedagogia o cultura accessibile per le comunità che non fanno parte integrante del popolo degli abbonamenti culturali, bensì per ritornare sulla questione del museo dei Bambini in via di edificazione nell’area campetto adiacente la gloriosa biblioteca Spina duramente contestato da una parte della popolazione locale e non solo e la verifica conseguente delle posizioni di Laminarie in tema.  

Naturalmente curiosità e domande lecite, in quanto i componenti stessi cittadini presumibilmente dotati di ottime ragioni e opinioni nonché parte integrante e importante, come più volte riconosciuto dalla stessa amministrazione comunale della comunità culturale cittadina e in particolare di una realtà territoriale assai specifica.  

Tuttavia, resta il fatto che molte sono le sedi e modalità per sviluppare un dibattito critico cittadino intorno al discorso della famosa rigenerazione urbana e che non vi è certo facoltà decisionale alcuna che possa riguardare Dom e i suoi animatori. Come parte di una cittadinanza attiva e attivata essi hanno anche partecipato ai percorsi partecipativi in vista di questa edificazione, ma come hanno chiarito pubblicamente, alla stessa amministrazione, ai giornalisti, nelle sedi dibattimentali e quant’altro, hanno poi scelto di astenersi da questi percorsi ove non cambiasse l’approccio complessivo al problema, non si badasse a sanare le profonde divisioni venutesi a creare in quartiere ove non fossero date garanzie certe sull’esistenza e l’applicabilità coerente di una visione e prospettiva pedagogica d’insieme a maggior ragione che si voglia recuperare lo spirito dei famosi febbrai pedagogici e della polis educante. Bisogna naturalmente guardare a tutte le differenze in campo con l’allora, ricordando che problematiche di inclusione intersezionali diremmo oggi, sono parte costitutiva della storia del Pilastro.  

In ogni caso, a ruota della conferenza stampa di presentazione di questa stagione, ecco approssimarsi a ruota quella del ben longevo festival di musica contemporanea e di ricerca Angelica.  

Angelica arriva al suo 36 esimo anno sfoggiando una livrea immaginifica e smagliante come di consuetudine. una bella età, possiamo dire, portata alla grandissima, soltanto forse con un pizzico di senso di responsabilità in più e di attenzione appunto formativa pedagogica in più per tornare ad un tema di coerenza complessiva, negli argomenti qui trattati. Simonini, ineffabile e smagliante anche lui, creator, inventore ed animatore di inesausta passione del festival, affiancato da Cristina Francucci di Fondazione del Monte, tra i main sponsors di progetto e da Daniele del Pozzo, assessore alla cultura del comune di Bologna, considera che questa responsabilità non stia tanto nella attenuazione del margine di rischio, nella propensione connaturata alla sfida culturale rimasta intatta nel tempo, nel credere che l’impossibile si possa trasformare in opportunità, ma nel sentire durante il mese di maggio, che in realtà poi il lavoro di Angelica e continuo durante tutto il corso dell’anno, che esiste una comunità di artisti nazionale, europea, globale, felice di potersi incontrare, di fare momenti di scambio e vicinanza tangibili, nelle formazioni a geometria variabile, nei sets non del tutto prevedibili, nelle combo musicali tra amici e sodali, con un senso di grande cura per le generazioni più giovani. Ecco, internazionalismo e trasmissione generazionale sono due grandi elementi costitutivi di questa rassegna, insieme al gruppo di lavoro, che è una piccola squadra che si conta sulle dita di una mano durante l’anno, ma estremamente affiatata, consapevole e complice, pronta a moltiplicarsi nelle giornate clou.  

Un’altra caratteristica importante dell’ensemble Angelica è indubbiamente la massima attenzione e curatela riservata agli aspetti tecnici, su cui si fa un enorme investimento economico, come forse altri non farebbero. Questo sta a significare che per lo spettatore i giorni di Angelica sono una esperienza totale, dove si ascolta al miglior livello possibile e si assiste anche ad una composizione luci che dà profondità allo spazio e dimensione quasi psichedelica a qualunque tipologia di musica venga ascoltata. Già, perché ciò che rende il pacchetto Angelica un po’ inclassificabile è dato dal fatto che le passioni di Simonini come si evince dall’entusiasmo competente che traspare nella sua comunicazione, sono davvero molteplici, essendo enormemente affascinato dalle possibilità tecnico espressive offerte dagli strumenti più particolari e dal loro modo di essere utilizzati. Una grande passione, insomma, anche etnografica ed una attitudine quasi lisergica alla vertigine spazio-temporale che travalica, epoche, costumi, generi, differenze di ogni tipo, è alla base del sofisticato e irripetibile metissage di questa storica rassegna. In qualche modo una postura estetica che è anche una dichiarazione etica, ancora una volta, ben rimarcata da Simonini stesso. Ovvero. Un segnale di fraternità, di speranza, una possibilità di tenere insieme forti le ragioni della pace i tempi sono oscuri ma angelica non molla. Molto intenzionata a continuare. 

Il sottotitolo che campeggia all’interno della sorprendente brochure, opera della nota genialità di Massimo Golfieri, primo biglietto da visita di una estetica curatissima che non sorprende a caso, ma veicola non tanto messaggi, quanto suggestioni che ciascuno può riscrivere come crede, è Acquaforte. Una tecnica come sappiamo, ma questo mare azzurrissimo che ha per cielo un prato verdissimo è l’utopia di un mare pacificato, solcato da un innocente piccolo piroscafo da marinaretti, mentre sopra troneggia un grande imbuto, pronto a ricevere da un camioncino da carico tipo modellino Corgi, un carico di quel verde forse da portare in salvo, forse da piantare in qualche luogo desertificato. Ma il gioco funziona anche rovesciato e questo cielo è acqua solcata da brezza pronta a travasarsi nel camioncino ben piantato a terra. Una comunicazione di elementi che è alla base di una auspicabile trasmissione di esperienza e difatti a sancire un legame simbolico con il motto dell’Infanzia al centro, Simonini rammenta anche che il piccolo coro Angelico, un lab di sperimentazione vocale per bimbi dai 5 ai 12 anni, ben diretto dalle sorelle Giovannini, sin dal 2011 è a tutt’oggi la punta di diamante di tutta la rassegna. Pensare che un coro di bimbi si cimenti con Meredith Monk e Ornella Vanoni non è cosa usuale e lascia ben sperare per il futuro del pianeta, in effetti. Le date di questo ricchissimo festival sono 5, 8, 13, 15, 16, 18, 20,26, 29, 30 e come sempre difficile render conto di tutto. Anche le locations possono sorprendere, comprendendo la basilica di S Maria dei Servi. Il libretto di angelica, che tiene insieme tutti i fili, con una serie di foto e scritti dagli archivi che non lasciano dubbi sul fatto che sperimentare per una vita faccia diventare grandi e invecchiare in modo giocoso e alternativo, testimoniano via via anche di una sempre più intensa presenza femminile. Si inaugura infatti, proprio con una artista che incarna benissimo quanto scritto fin qui. Dopo anni di derive post-moderniste, eccoci alle radici della tradizione con Brighde Chaimbeul from Scotland. Una incredibile nativa dell’isola di Skye, di madrelingua gaelica maestra sperimentale delle small pipes scozzesi, cugine a mantice delle famose cornamuse delle Highlands. Saremo tutti invitati in questa serata inaugurale a testare cosa possa significare mescolare ambient ed elettronica con la più remota tradizione celtica. Un inizio davvero promettente. Si prosegue con un altro appuntamento che sembra all’insegna del Joke, per molti aspetti e viene definito una prima apparizione assoluta. Ovvero, dall’Inghilterra in questo caso, il pianista William Howard, da solo e poi insieme all’ormai decisamente anziano fisarmonicista Howard Skempton, in una serata da brividi emotivi, pensata appunto da Skempton. Ogni serata ha comunque l’impronta di diversi mirabili curatori, e corrispondenti esteri che bisognerebbe citare assolutamente tutti, ma mi limiterò a rammentarvi gli storici Walter Rovere e Tanos Papanikolau per l’area mediterranea. vertigine, infatti, è anche considerare la varietà delle provenienze messe in campo. Da Cipro alla Svezia, passando per l’Austria, il Canada, Gli Stati Uniti. In un mondo globalizzato, un bel modo di essere internazionalisti.  

Ci spostiamo ora nella Romagna Felix, per la precisione in quel di Ravenna, dove di cose interessanti a livello culturale ne accadono sempre parecchie. Di sicuro dal 5 al 10 maggio, deflagra in tutta la sua carica esplorativa ed espressiva, il festival voluto dalla compagnia ErosAnteros, una delle più innovative ed inventive compagini rispetto ad una rilettura e riadattabilità dei moduli brechtiani nel contesto teatrale culturale odierno. Se nella passata edizione, il focus, ma anche vero e proprio fuoco, era stato quello della penisola iberica, stavolta stiamo parlando di Nordic focus, in una accezione peculiare che è quella di paesi baltici e scandinavi, coinvolgendo vari spazi ravennati, a partire dal Rasai certo, per proseguire con le artificierie Almagià, Il Mar, il Teatro sociale di Piangipane e la Open air gallery di via Zirardini. Naturalmente vi è come sempre un filo conduttore magari sottinteso, ma tenace e costituente, dietro ogni scelta artistica effettuata dalla direzione creativa di Agata Tomsic e Davide Sacco, fondatori della compagnia. O meglio, possono esservene rintracciati diversi, parola di Tomsic, eclettica, poliedrica attrice autrice, curatrice, organizzatrice in fondo ideologa di una sorta di cosmopolitismo politicamente orientato senza dogmatismi e trincee ideologiche di sorta, ben piantato nelle contraddizioni sociali del difficile momento che stiamo attraversando in tutte le possibili declinazioni comunitarie ed europeiste.  

Questo focus nordico, dopo tanta attenzione per le aree mediterranee e latine, che cosa vuole rappresentare, posto che forse tra Lituania e che so, Danimarca o Svezia, allo stato attuale, facciamo fatica da esterni, a vedere nessi precisi? 

Vuole o aspirerebbe a, raccontare una galassia, senza tanta pretesa di rappresentatività, di paesi, piuttosto contenuti tutti come dimensioni, certamente molto diversi e anche forse distanti culturalmente tra loro., che però in forme e modalità plurime hanno sperimentato socialismi o socialdemocrazie. Perciò, cosa resta di quella eredità o esperienza, cosa ancora è attuale e in controtendenza con i deleteri processi di fascistizzazione che stiamo vivendo in Europa, cosa hanno in comune queste esperienze che noi valutiamo come avanzate? La risposta, o meglio, le osservazioni che ho dedotto io, riguardano una serie di finanziamenti pubblici notevoli, che di conseguenza vanno in automatico a contribuire di risolvere problemi di sopravvivenza di piccoli gruppi, allestimenti gravosi o quant’altro. Le altre cose che saltano agli occhi sono l’eta media molto giovane di teatranti e operatori e la fortissima trazione femminile, che si tira dietro anche una valenza profondamente educante rispetto ad un discorso sui corpi, la loro autodeterminazione, il loro aderire o sottrarsi alle dinamiche di riproduzione sociale ed estrazione e normatività. 

Non per caso questa edizione è dedicata a Thunberg. Alla sua infinità caparbietà, al suo ostinato andare ove vi sia necessità, al suo essere icona vivente di lotta allo stigma e alla irrilevanza politica attribuita alle donne. Tutto questo ci porta in dono anche un poco di speranza, getta un ponte tra noi e il futuro.  

Nei paesi core di questa edizione del festival, curatrici, direttrici di stabili sono poco più che trentenni. Una cosa impensabile da noi. I talks di approfondimento si incaricheranno di mettere a confronto sistemi ed esperienze.

Io e Davide Sacco nella scelta degli artisti, degli spettacoli, delle tematiche, non ci siamo concentrati tanto su questi aspetti che comunque sono un sottotesto pulsante di politiche di welfare per la cultura e permettono una semina feconda come quella che fu per gli artisti delle botteghe rinascimentali da noi.  

In coerenza con la storia, la posizione geografica di Ravenna, il compenetrarsi con altre rassegne e stagioni e con il senso di apertura del Ravenna Festival a noi pare corretto che un festival che si chiama Polis si prenda la responsabilità di curiosare quanti tipi di Polis ci sono intorno a noi con annesse pratiche teatrali. In questo caso siamo stati positivamente colpiti dai linguaggi così ibridati e trasformativi pur partendo da una conoscenza approfondita dell’approccio brechtiano.  

E anche un po’ le parole d’ordine o concetti chiave ci hanno colpito molto. Potremmo elencartene alcune: identità, comunità, nostalgia, censura, piacere femminile. Gli appuntamenti sono 30 tra cui sei prime nazionali e un’anteprima. I due spettacoli clou sono lituani. Si tratta di Tremolo, conferenza performativa appunto sul piacere femminile di Laura Kutkaitedi Mmlab theatre. All’interno dello spettacolo stesso, prima nazionale 6 maggio ore 21, replica la mattina seguente per i ragazzi delle superiori è previsto un dibattito tra artiste ed una esperta che connetta visioni d’arte ad una pratica di contestazione del patriarcato, il tutto realizzato in collaborazione con la Casa delle Donne di Ravenna. Ma è molto interessante anche Radvila Darius, figlio di Vytautas, dialogo tra musica dal vivo e frammenti video provenienti dagli Archivi della televisione lituana. Il 9 maggio h 21 alle Artificerie Almagia avremo Operomanija del noto giornalista documentario Karolis Kaupinis, che si eserciterà sul tema appunto della contemplazione nostalgica di un recente passato a partire dalle sonorità anni 80. Qui invece a livello di istituzioni culturali c’entra il programma Cultura lituana in Italia reso possibile dal supporto di Lithuanian Culturali Institute e Theatre Centre.  

Per non farci mancare niente abbiamo anche un focus su Suono e Voce, che ospiterà Demetrio Castellucci sicuramente figlio d’arte, di stanza ora a Vilnius. Lui ci presenta presso Almagià alle ore 21, il sette di maggio, una rivisitazione dell’opera satiresca di Sofocle, riletta secondo le chiavi interpretative del codice Morse. 8 maggio al Ridotto del Rasi ci sono anch’io che riprendo la mia Medea da Heiner Mueller, radicalizzata ulteriormente, oltre il testo stesso, dal contorno sonoro così vertiginoso creato per me e per il culmine della mia sperimentazione sulla voce dal sound designer sloveno Matevz Kolenc. Non poteva combinarci di meglio la travolgente performance di Stina Fors, titolata emblematicamente Stina Force. Una straordinaria sessione di solo batteria punk concert. Sempre l 8 di Maggio alle 21 e 30. A proposito di locations, ci piace molto dislocarci in luoghi altri. Luoghi belli e densi di senso però, come il Mar per esempio. Qui una sorta di loop performativo a varie cadenze orarie nel corso della giornata del 9 maggio si materializzerà per voi sotto le mentite spoglie di un orso polare, che è un po’ anche cifra grafica per questa edizione secondo il talento del nostro Gianluca Costantini, su cui ritornerò, ad opera di Camilla Parinj/ Collettivo Treppenwitz. Il Mar è anche ambientazione per la prima di Tivoli del performer danzatore Siim Toniste. Ma che festival Polis sarebbe senza il pranzo di cappelletti della domenica? Così il rito si ripeterà al Teatro Sociale di Piangipane per presentare in realtà lo spettacolo Asia Lacis di Carullo Minasi dedicato a questa straordinaria figura di rivoluzionaria lettone così da noi poco conosciuta. I due artisti saranno accompagnati in scena dalla musicista Irida Gjergji. Non mancano poi come di consueto workshops dedicati agli studenti degli istituti ravennati, la virtuosa pratica dei biglietti sospesi e naturalmente in pre incipit di festival gli spettacoli selezionati democraticamente dai nostri amici visionari. Nata questa come una scommessa devo dire che per noi di Eros Anteros è un po’ per tutto il teatro ravennate questa di e rivelata una incredibile finestra sui nuovi talenti e il modo acerbo ma promettente dei nuovi talenti. Io confesso di essere grata a questi volonterosi che spesso mi consentono una visione dove so che altrimenti non riuscirei ad arrivare. Il 5 maggio è previsto atteso incontro degno prequel al tutto tra visionari e visionati. Il festival si conclude il 10 Maggio alle 20 e alle 21 e 30 al Rasi con due compagnie del territorio che mettono in scena due mise en espace da testi di autori scandinavi e baltici. Voi capite bene che questo significa aver coinvolto molti centri di cultura e molti centri di traduzione universitari. In tutto questo ricca situazione due tavole rotonde di spicco. Il teatro contemporaneo del Nord Europa, una prospettiva di genere, sabato 9 alle ore 11e l’altra, Vivere l’Europa a Nord e ad Est, incognite e opportunità, sempre il 9 alle 21 e 30 in Almagia. Viene presentato poi anche l’ultima fatica di Marco DeMarinis : il volume lo Spazio dell’Eresia nella scena contemporanea. Con l’autore dialogano Lorenzo Donati, Raul Iaiza, Silvia Mei, Maria Dolores Pesce e me. Questo domenica alle 18.Ma vi avevo promesso di tornare sull’artista Gianluca Costantini. Come sapete un multiforme talento visivo che coniuga egregiamente arte e attivismo. Ha già inaugurato la mostra a cielo aperto Versi che combattono il silenzio visibile fino al 19 maggio in via Zirardini Open Gallery. Il progetto non starebbe a me dirlo ma è semplicemente toccante e sorprendente perché è una ricerca su 14 poetesse del Novecento in forma di ritratto, due per ogni paese raccontato a modo nostro al Festival: ovvero Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania. Gianluca ha trovato un magnifico trait d’union tra le donne poete e attiviste ispirandosi agli stilemi rappresentativi delle figure un po’ amazzoni guerriere delle saghe nordiche. Un lavoro omaggio che vi emozionerà e non potete esimervi dal vedere.  

Non c’è che dire parlare di Europa, di incontro di civiltà e culture ha senso ancora se a parlare è l’ispirazione e la cocciutaggine di chi vuole resistere nonostante politiche culturali nel nostro paese spesso risibili o quasi umilianti.  

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