“Siamo tutt3 palestinesi” è uno slogan che va ben oltre la pur giusta solidarietà ad una popolazione sterminata e decimata da Israele, poiché indica chiaramente quanto ogni limite predatorio sia stato superato.
Quando si arriva ad accettare un genocidio come qualcosa di normale, qualunque richiamo a diritti, nazionali ed internazionali ed a convenzioni di guerra e di pace perde totalmente di senso, di significato e viene relegato alla mera e strumentale propaganda di parte, dove contano solo i propri potenti interessi economici, militari, geopolitici.
Il genocidio dei palestinesi ed il silenzio e la complicità internazionale dei governi hanno scoperchiato un vaso di pandora, aprendo la strada all’esercizio del dominio ed alla fine della mediazione, trascinando con sé nella fossa anche gli organismi internazionali sorti dopo la seconda guerra mondiale (ONU in primis) e anche molti dei principi delle Costituzioni nazionali.
Ben inteso, non è che prima tali “regole” siano state sempre rispettate o che gli organismi internazionali ed i contrappesi nazionali siano stati esenti da limiti e ipocrisie, ma la proporzione di un genocidio ha proprio spazzato via quasi tutto.
L’esercizio del dominio, si sa, si affida in ogni campo all’esercizio della forza.
Trump è tutt’altro che folle, semplicemente non ha limiti, poiché questi sono stati quasi interamente spazzati via.
Bombardare la Nigeria, l’Iran, la Siria, il Venezuela, rapinare le petroliere, rapire un capo di Stato, minacciare Colombia, Messico, Cuba, Brasile, ecc. derubare la Groenlandia, distribuire dazi e minacciare ritorsioni militari è la rappresentazione dell’esercizio del dominio senza più limiti che sta progressivamente sostituendo i “vecchi” organismi internazionali.
Una sostituzione che sembra inarrestabile, accompagnata dall’invenzione di nuove entità, come “Board of Peace”, basate esclusivamente sul dominio.
Non a caso questa nuova creatura, nata con la scusa di iniziare la fase due della gestione coloniale di Gaza, imposta con la minaccia di ultimare velocemente il genocidio dei palestinesi, già viene ventilata come nuovo organismo internazionale per gestire qualunque “conflitto” o crisi.
Board of peace, risponderà solo alla logica del dominio e degli affari: sarà presieduta a vita da “Re sole” Trump; Non avrà nulla a che fare con qualunque forma di rappresentanza; La partecipazione e la durata del mandato di Stati e soggetti privati saranno legati al contributo miliardario richiesto per farvi parte; Potrà farne parte Israele che ha compiuto il genocidio, ma non i palestinesi; Si occuperà di decidere (sulla testa dei gazawi) come ricostruire Gaza e chi la abiterà; potranno farne parte anche la Russia e la Bielorussia, soprattutto in vista dell’allargamento del ruolo di questa nuova “istituzione”.
Non è che gli USA siano gli unici attori in campo su scala planetaria, ma sono quelli che più di tutti stanno giocando tutte le carte, senza alcun limite, per garantirsi la propria sfera di influenza, pur avendo perso la globale egemonia sul mondo intero.
Non dissimile è la gestione interna ai propri confini, in cui l’esercizio del dominio assume il volto del “darwinismo” sociale, in cui prevale il diritto del più forte e la colpevolizzazione dei più “deboli” destinati a soccombere di fronte alla “supremazia” dei vincenti.
Suprematismo MAGA e militarizzazione delle città attraversate dai rastrellamenti dei pretoriani dell’ICE a caccia degli “impuri” migranti da incarcerare e deportare, sono alcuni tratti distintivi di questo “darwinismo” sociale.
Tra l’altro, appare quantomeno bizzarro che una manica di creazionisti per legittimare i propri privilegi ricorrano alla teoria evoluzionista di Darwin, senza peraltro comprenderne il senso.
Vale perciò la pena di rammentate a costoro che non è il più forte che sopravvive, ma chi meglio si adatta ai mutamenti ed a ricordarcelo è la scomparsa dei forti e robusti dinosauri che hanno dovuto cedere il passo ai piccoli e insignificanti mammiferi, che meglio si adattavano alle modifiche ambientali.
Logiche simile a quelle che stanno attraversando gli USA, seppur in forme diverse, si stanno diffondendo anche altrove, Italia compresa, non solo attraverso tentativi di monopolizzare la cultura per diffondere suprematismo e “darwinismo” sociale, ma anche attraverso lo stravolgimento della Costituzione ed il varo di norme securitarie all’insegna dell’autoritarismo più feroce e dell’imposizione di uno stato di polizia.
Il monopolio dell’informazione (RAI in primis), il bavaglio che si vuole imporre alla scuola, lo sgombero dei centri sociali, i decreti sicurezza, la criminalizzazione delle lotte contro il genocidio dei palestinesi e il tentativo di silenziarle con la finta scusa di arginare l’antisemitismo, il totale assoggettamento della magistratura all’esecutivo, sia attraverso la modifica della Costituzione, sia con l’invito della Premier a non intralciare le politiche repressive adottate dal Governo, sono alcuni dei tratti distintivi del nostrano “darwinismo” sociale.
Gli arresti di palestinesi su mandato dello Stato genocida di Israele, i processi aperti nei confronti dei protagonisti delle mobilitazioni (al fianco della Palestina, No TAV, ecc.) indicano che già una buona parte della magistratura sta seguendo le politiche repressive attuate ed invocate dal Governo.
L’eventuale conferma della modifica costituzionale della giustizia voluta dal Governo, allineerebbe completamente la magistratura nella gestione della repressione del dissenso e garantirebbe la totale intoccabilità dei potenti (non si può certo minare la logica del più forte).
In questo generale scivolamento verso forme di dominio senza limiti non vi sono scappatoie dall’alto e non hanno senso posizioni “campiste”.
Se gli USA mirano ad accaparrarsi le proprie sfere di influenza (ad iniziare dal loro “giardino” di casa), Russia, Cina India ed altri mirano anch’essi a gestire le proprie sfere di influenza, seppur in forme diverse, a volte privilegiando le capacità di costruire robuste relazioni commerciali ed economiche, come soprattutto la Cina, altre volte con azioni anche militari, come la Russia.
Le differenze sostanziali con gli USA, riguardano soprattutto il rapido smantellamento degli organismi internazionali ed il superamento di qualunque limite, che preoccupano soprattutto la Cina che rischia di veder minate e ridotte le proprie capacità relazionali, commerciali ed economiche (non a caso la Cina a differenza della Russia non aderirà a Board of peace).
L’Europa, poi, oltre ad aver contribuito ad aprire il vaso di Pandora con la sua complicità con Israele nel genocidio dei palestinesi e ad aver ridotto a pura retorica a proprio uso e consumo il diritto internazionale con l’applicazione dei suoi doppi standard, ha deciso di indossare la maschera della guerra e del riarmo verso l’esterno e della deriva autoritaria al suo interno.
L’Europa, oggi, appare subalterna alle politiche USA, ancorata ad un’organizzazione militare tutt’altro che difensiva, ma offensiva come la NATO, incapace di sviluppare relazioni commerciali ed economiche con altri paesi, per cui totalmente esposta ai ricatti trumpiani sui dazi.
Anche il tentativo di fare la voce grossa sulla Groenlandia appare debole e già sembrano aprirsi strade che consentiranno agli USA di accaparrarsi le risorse che vogliono e di piazzare altre basi militari (vero Mr. Rutte?)
Se non ci possiamo aspettare nulla dall’alto, come si può fermare questa barbarie imperante?
Nonostante il genocidio, tuttora in atto, i palestinesi resistono e siamo tutt3 palestinesi è anche la rivendicazione della prima forma di resistenza umana all’esercizio del dominio senza limiti.
In milioni siamo scesi in piazza tra settembre ed ottobre, tra equipaggi di mare ed equipaggi di terra, abbiamo provato a bloccare tutto, abbiamo mostrato che ancora è possibile restare umani, che siamo tutt3 palestinesi… e se ne sono accorti.
Anche se abbiamo bloccato solo una parte del tutto, hanno avuto paura!
Siamo tutt3 palestinesi è l’unica risposta possibile per provare a fermare lo scivolamento verso il dominio senza limiti.
Non esiste più alcun interno ed alcun esterno, il dominio è globale, rompe e corrompe ogni regola internazionale, così come ogni convenzione e regola di Governo, veste i panni della guerra globale insieme a quelli dell’autoritarismo e del suprematismo, si esercita su tutti i corpi e non tollera il dissenso.
Perciò, siamo tutt3 palestinesi mentre difendiamo la scuola dalle mire e dalle discriminazioni di Valditara, siamo tutt3 palestinesi mentre difendiamo l’esistenza dei centri sociali, siamo tutt3 palestinesi quando ci battiamo contro il TAV, il ponte sullo stretto ed altre ordinarie devastazioni, siamo tutt3 palestinesi quando scioperiamo e blocchiamo la produzione, siamo tutt3 palestinesi quando difendiamo i migranti o li salviamo in mare, siamo tutt3 palestinesi quando nel ventre della bestia si tenta di fermare l’ICE, siamo tutt3 palestinesi quando….
Siamo tutt3 palestinesi è solo l’inizio, perché bisogna restare umani affinché mille semi germoglino, mille sogni sboccino, mille quotidiane rivoluzioni fioriscano. Non quelle rivoluzioni declinate al futuro, ma quelle che cambiano le nostre vite, le nostre relazioni nel presente e che sono eternamente in divenire.
Questo articolo è stato pubblicato su Effimera il 29 gennaio 2026