Il commissariamento di quattro Regioni, tra cui l’Emilia Romagna insieme a Umbria, Toscana e Sardegna, deciso dal Governo per il mancato recepimento del dimensionamento scolastico, rappresenta un atto gravissimo. È l’ennesima dimostrazione di una gestione autoritaria e centralista delle politiche educative, che scarica sui territori il prezzo di scelte sbagliate e ideologiche.
Trattandosi per di più di quattro regioni amministrate da una giunta di centro sinistra, possiamo leggere questa decisione come la dimostrazione che il governo non ha a cuore l’interesse del paese, ma vuole solo mettere in difficoltà chi sta operando al meglio, nell’interesse pubblico, piuttosto che privato. Nell’interesse di alunni, famiglie e personale scolastico. E lo fa appellandosi agli impegni presi con l’Unione Europea relativamente ai fondi del PNRR.
Il dimensionamento imposto dal Ministero risponde esclusivamente a logiche di taglio della spesa e riduzione degli organici, senza alcuna attenzione alla qualità dell’offerta formativa, all’inclusione e alle condizioni reali dei singoli territori.
Tutto questo accade mentre si investe nella scuola privata e si porta avanti un programma di riarmo offensivo che incide sui tagli ai servizi necessari come scuola e sanità.
Queste regioni infatti sono state penalizzate da una “fantomatica formula di calcolo” (Elisabetta Piccolotti AVS), per nulla trasparente, e vedranno accorpati più istituti delle altre regioni, rispetto al numero effettivo di iscritti.
In Emilia Romagna ad esempio a fronte di un parametro nazionale fissato a 938 studenti per istituzione scolastica, si registra una media di 994 alunni. Questo dato ci dice che abbiamo necessità di più dirigenti scolastici con relative segreterie. Eppure il governo impone un taglio di 17 autonomie (da 532 a 515). Taglio individuato senza un confronto istituzionale con la Regione.
Le Regioni hanno chiesto di rivedere i numeri che il ministro Valditara e la presidente Meloni hanno sottostimato, col rischio di aggravare una situazione già fragile in partenza, soprattutto nelle aree interne più disagiate, dove spesso i servizi essenziali mancano e dove noi invece vorremmo che la scuola fosse un presidio. Un presidio di democrazia.
Garantire scuole funzionanti in ogni territorio significa dare a tutti gli studenti, ovunque essi nascano e vivano, lo stesso diritto all’istruzione. Significa non accettare che esistano territori di serie B.
La scuola è per definizione un motore di equità. Ma per esserlo davvero deve essere vicina, raggiungibile, inserita nelle comunità. Una scuola distante, difficilmente accessibile o accorpata ad altri istituti distanti, non solo complica la vita delle famiglie ma aumenta la dispersione scolastica e riduce le opportunità.
In Emilia Romagna, come in molte altre realtà del Paese, il dimensionamento scolastico significa colpire scuole che svolgono una funzione educativa e sociale fondamentale, soprattutto nelle aree interne, montane e periferiche.
Per questo denunciamo con forza il tentativo di commissariare le Regioni che non si piegano a una visione ragionieristica della scuola pubblica.
Si tratta di un precedente pericoloso che svuota l’autonomia regionale e svilisce il confronto con gli enti locali, le comunità scolastiche e le organizzazioni sindacali.
L’Emilia Romagna, come pure le altre regioni coinvolte, ha dimostrato responsabilità e attenzione nel difendere una scuola pubblica inclusiva, accessibile e radicata nei territori. Punirla con il commissariamento significa colpire un modello che mette al centro studenti, lavoratrici e lavoratori della scuola, famiglie e comunità locali.
Come Sinistra Italiana Emilia Romagna chiediamo il ritiro immediato del commissariamento e l’apertura di un tavolo di confronto sul futuro della scuola pubblica. Il dimensionamento non può essere una scorciatoia per fare cassa: la scuola non è un costo da ridurre, ma un investimento da rafforzare.
Anche per questo stiamo raccogliendo le firme per una proposta di legge popolare (Non più di venti) che oltre a chiedere la riduzione del numero di alunni per classe, prevede anche la riduzione da 900 a 400 del numero minimo di studenti in un istituto autonomo per l’assegnazione del dirigente scolastico con incarico a tempo indeterminato e il direttore dei servizi generali amministrativi, evitando accorpamenti che peggiorano il lavoro del personale e la qualità della didattica. A maggiore tutela delle aree interne inoltre si prevede una ulteriore riduzione a 200 alunni per gli istituti situati nelle piccole isole, comuni montani e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche. (https://verdisinistra.it/non-piu-di-20-per-classe/).
Continueremo a opporci, dentro e fuori le istituzioni, a ogni tentativo di smantellamento della scuola pubblica e a difendere il diritto all’istruzione come diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. Lo Stato deve rimuovere gli ostacoli, non crearli. Così dice la Costituzione.
Paola Urbinati è referente per la scuola di Sinistra Italiana Emilia-Romagna