In questi giorni, dibattiti pubblici, programmi televisivi, articoli di giornale e interviste a politici e opinionisti hanno messo al centro la “questione Trump”. La discussione è articolata in due punti. Il primo è relativo al Venezuela: ha fatto bene o male il presidente degli Stati Uniti ad agire al di fuori del diritto internazionale per catturare il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, a dir poco autoritario, dispotico e crudele?
Il secondo sulla Groenlandia: come interpretare e come rispondere alle dichiarazioni/minacce/provocazioni di Trump in merito alla sua intenzione di “prendersi” quell’area geografica?
In occasione di recenti trasmissioni che seguo volentieri – Otto e mezzo, puntata del 9 gennaio, e In altre parole, puntata del 10 gennaio 2026 – si è discusso del primo punto. E visto che nel frattempo sono stati liberati alcuni prigionieri ristretti nelle carceri di Caracas, una gentile ospite di Lilli Gruber si è fatta forte di ciò per dire che bisognerebbe addirittura ringraziare Trump, in quanto l’atto violento messo in atto il 3 gennaio scorso ha pur sortito effetti positivi.
Per parte loro gli ospiti di Gramellini hanno preso le distanze da Trump per il metodo inaccettabile adottato, del tutto avulso dal diritto internazionale e tale da rappresentare un precedente pericoloso per gli Stati e i Governi del mondo.
Non si può non concordare con quest’ultima valutazione. I fatti accaduti e che continuano a presentarsi anche all’interno degli USA, con uccisioni e violenze nei confronti di manifestanti, oppositori politici e immigrati, rendono pienamente l’idea della linea politica liberticida adottata dall’attuale amministrazione statunitense, controllata da un despota che può servirsi di una polizia da lui stesso creata, autorizzata a sparare e uccidere.
E lasciamo perdere la caterva di menzogne sul narcotraffico pronunciate dallo stesso Presidente per autoassolversi. Del resto chi se non lui il 5 settembre 2025 ha cambiato il nome del Dipartimento della Difesa per riesumare il Dipartimento della guerra?
Tuttavia nessuno dei giornalisti che hanno partecipato alle discussioni citate, e che continuano a scrivere in merito agli eventi venezuelani, ha fatto notare come nell’azione teppistica messa in atto a Caracas il 3 gennaio scorso dalle forze americane, siano state uccise ben 100 persone, a quanto si sa, oltre a feriti e distruzioni in merito ai quali non si trova quasi nulla sulla stampa, come pure sui funerali delle vittime, che presumo ci siano stati.
Anche in precedenti occasioni di dibattito e su gran parte dei media, dove non mancano ripetute analisi sulle pecche dell’aggredito Maduro che se l’è cercata, ci si è attestati e ci si limita a disquisizioni politiche che analizzano le intenzioni e ipotizzano le conseguenze, economiche e non solo, dei passi di Trump il quale spudoratamente convoca petrolieri e rappresentanti di grandi colossi industriali per decidere come spartirsi al meglio le riserve del petrolio venezuelano.
Ma vorrei sottolineare che così ci si pone di fatto sullo stesso piano di un politico, nel nostro caso un magnate – per di più un maschio che si serve delle donne come oggetto d’uso e consumo – il quale non ha altro orizzonte se non il soldo e il calcolo dell’interesse rispetto a possibili rivali, senza alcuna considerazione dei cittadini del Venezuela e dei civili che per loro sfortuna si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Si sta perdendo di vista totalmente che quanto avvenuto a Caracas ha comportato una perdita irrimediabile di vite umane, e basterebbe questo per giudicare inaccettabile l’incursione americana a Caracas, checché ne dicano diversi politici nostrani e la nostra stessa Presidente del Consiglio la quale l’ha definita “legittima”.
Nessun prigioniero liberato – e ben venga la libertà per Alberto Trentini, da troppo tempo recluso in Venezuela – restituirà la vita ai civili uccisi.