È difficile, andando a memoria, ricordare un precedente di scontri continui e costanti di un governo con l’amministrazione comunale di una città. Eppure, dal suo insediamento, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sembra avere una vera e propria ossessione per Bologna e le sue istituzioni. Dalla mobilità all’ordine pubblico, dai monumenti all’istruzione, le polemiche e le tensioni tra Meloni col suo governo e Lepore con la sua giunta hanno spesso valicato il limite non scritto dei toni istituzionali.
Il governo ha preso di mira Bologna
Una ragione del fatto che la città sia spesso nel mirino della destra risiede nella “bolognesità” di molti suoi esponenti. È bolognese il capogruppo alla Camera di Fdi, Galeazzo Bignami, il cui stile è sempre stato aggressivo, anche da consigliere comunale prima di approdare in Parlamento. Ma è bolognese anche la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, che ha il dente avvelenato di due sconfitte elettorali, una cittadina e una regionale (rispettivamente nel 2016 e nel 2019).
Il ministro degli Interni Matteo Piantedosi non è né nato né cresciuto a Bologna, ma vi ha soggiornato per lunghi anni quando ricopriva la carica di prefetto. Un ruolo che Piantedosi ha interpretato con molta più moderazione rispetto ai suoi incarichi ministeriali.
Ma a polemizzare o ad attaccare Bologna non sono stati solo ministri o esponenti politici nati e cresciuti qui. Anche Matteo Salvini ha spesso ingaggiato querelle con la città.
Tra i casi più eclatanti c’è sicuramente quello di Bologna Città 30, il provvedimento con cui il sindaco e la giunta hanno abbassato il limite di velocità in moltissime strade cittadine. Fu proprio Salvini, cavalcando le proteste della destra cittadina e il malcontento di alcuni cittadini, a ingaggiare una sfida con Bologna, promettendo (e non mantenendo) di revocare per via ministeriale il provvedimento.
Un po’ di propaganda e la questione si sgonfiò, anche perché in città la destra non riuscì per ben due volte a raccogliere il numero di firme necessarie a indire un referendum consultivo con cui i cittadini, nelle loro intenzioni, avrebbero dovuto bocciare la misura.
Un altro grande tema di scontro tra Palazzo Chigi e Palazzo D’Accursio è stato – ed è tuttora – quello del recupero della torre Garisenda. La torre medievale si “ammalò”, al punto di rischiare di crollare. Inseguendo gli esponenti cittadini che accusavano il centrosinistra di incuria, la destra al governo attaccò la giunta accusandola di poca chiarezza e trasparenza sulle reali condizioni della torre e sul suo piano di recupero e messa in sicurezza.
Protagonista, in questo senso, fu Borgonzoni, che sfidò Lepore in un incontro pubblico per un confronto sulla reale situazione della Garisenda. Il sottotesto ricordò il “noncielodicono” che si legge sui social.
Poi ci fu la questione delle pipette per il crack distribuite in via sperimentale dal Comune di Bologna. La misura, adottata in diverse altre città anche di diverso colore politico, rientra nelle politiche per la riduzione del danno che riguardano le sostanze stupefacenti. Quella del crack, a Bologna e altrove, sembra essere una vera e propria epidemia, ma la destra, disinteressandosi della letteratura e delle evidenze in materia, arrivò ad accusare l’Amministrazione di Bologna di favorire il consumo di droga.
Il penultimo accesissimo scontro in ordine di tempo è quello tra Lepore e Piantedosi sulla gestione dell’ordine pubblico durante la partita di basket tra Virtus Bologna e Maccabi Tel Aviv. Il sindaco voleva rimandare o spostare il match dal PalaDozza in cui poi effettivamente si è svolto per via delle proteste contro la presenza della squadra israeliana. Prefetto e questore, in prima battuta, sembrano sulla stessa linea del primo cittadino, ma poi è intervenuto il capo del Viminale a imporre che l’incontro si giocasse nel palazzetto nel centro cittadino, di fatto scegliendo la strada muscolare e della militarizzazione per gestire l’ordine pubblico. E come una profezia che si autoavvera, la serata trascorse all’insegna degli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti.
È di questi giorni, invece, l’attacco del governo all’Università di Bologna, “colpevole” di aver rifiutato all’esercito la creazione di un corso di laurea in filosofia ad hoc, riservato agli ufficiali.
Da Bignami a Piantedosi, da Crosetto a Bernini, fino alla stessa Meloni, sono tanti gli esponenti del governo che hanno attaccato l’Alma Mater. In questa occasione a creare il caso politico è stato il capo dello Stato Maggiore, il generale Carmine Masiello, a distanza di due mesi dal rifiuto dell’ateneo.
Perché la destra è ossessionata da Bologna?
La domanda che sorge spontanea alla luce dei ripetuti attacchi è perché la destra al governo sia ossessionata da Bologna. Il capoluogo emiliano non è l’unico guidato dal centrosinistra e le sue politiche non sono particolarmente radicali né particolarmente di sinistra.
Sul versante dell’urbanistica, ad esempio, la linea di Palazzo D’Accursio non è molto distante da quella di Milano, ma mentre nel capoluogo lombardo la destra si è spesa a difesa del sindaco Beppe Sala e la sua giunta, travolta da un’inchiesta giudiziaria, a Bologna la destra ha sostenuto – strumentalmente e solo a parole – alcune battaglie ecologiste dei comitati cittadini.
Forse la destra ripensa al 27 giugno 1999 quando, dopo oltre cinquant’anni, riuscì a strappare la guida della città al centrosinistra grazie al sindaco Giorgio Guazzaloca.
In tutte le consultazioni comunali successive, i conservatori non sono mai riusciti a trovare un candidato o una candidata che fosse all’altezza dell’impresa, ma forse non si sono mai ripresentate le condizioni politiche e di contesto che resero possibile quella vittoria.
Ora, però, la situazione è differenze rispetto alle ultime tornate elettorali. Il sindaco e la giunta hanno molti fronti di contestazione aperti, dalla mobilità insostenibile a causa dei cantieri ai progetti urbanistici, dall’aumento del costo dei biglietti per il trasporto pubblico al grandissimo peggioramento del servizio, fino al carovita e al problema abitativo.
La strategia della destra, dunque, potrebbe essere quella di tentate di mettere in cattiva luce l’attuale amministrazione il più spesso possibile, in modo da indebolire ulteriormente l’immagine del centrosinistra e tentare l’impresa alle prossime comunali. Anzi: l’immagine che si vuole restituire è quella di una città in mano ad estremisti, che controllano tutte le istituzioni.
Non è però difficile immaginare che, come accaduto per le elezioni regionali del 2020 quando nacque il Movimento delle Sardine, il cui leader Mattia Santori ora siede negli organi cittadini e nazionali del Pd, se la destra nazionalizza lo scontro con la città, il centrosinistra farà leva sull’emergenza fascista che ha puntato Bologna, spingendo per un voto più emotivo che programmatico.
Questo articolo è stato pubblicato su Radio Città Fujiko il 2 dicembre 2025