Bologna, dove vai?

di Pier Giorgio Ardeni /
25 Luglio 2025 /

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Dal caldo agli alberi, dal Passante ai cantieri stradali, ogni giorno pare essercene una a rovinare il vasto programma e i luminosi orizzonti della Giunta Lepore, oscurando i ben più gravi e ormai noti guai di fondo: consumo di suolo, emissioni di gas serra, dissesto idro-geologico, caro-affitti, disuguaglianze di reddito, carceri, micro-criminalità e via dicendo. E la città reagisce nel modo usuale: sonnecchia, sotto sotto covando qualcosa, guarda oltre, ma forse non sa più dove sta andando

Se le ultime scelte dell’Amministrazione comunale hanno provocato le più diverse e contrastanti reazioni è pur vero che ci sono molti temi sul tappeto, sui quali la discussione in città non è affatto serena e che denotano una frustrazione e una disillusione crescenti che hanno più di una legittima ragione d’essere.

Dal caldo agli alberi, dal Passante ai cantieri stradali, ogni giorno pare essercene una a rovinare il vasto programma e i luminosi orizzonti della Giunta Lepore, oscurando i ben più gravi e ormai noti guai di fondo: consumo di suolo, emissioni di gas serra, dissesto idro-geologico, caro-affitti, disuguaglianze di reddito, carceri, micro-criminalità e via dicendo. E la città reagisce nel modo usuale: sonnecchia, sotto sotto covando qualcosa, guarda oltre, ma forse non sa più dove sta andando.

Nell’incalzante estate bollente, Matteo Lepore e la sua Giunta si sono resi conto di dover approntare una qualche risposta: «La sperimentazione» decisa è «un primo passo» e ha l’obiettivo di «portare più verde in centro per affrontare le isole di calore». Tuttavia, emanare una “ordinanza sanitaria” per posare 160 alberelli in vaso in sette piazze della città testimonia soprattutto sorpresa di fronte a una realtà a lungo non considerata, nonostante i ripetuti richiami della comunità scientifica e le mobilitazioni di ecologisti e cittadini.

Da anni si continuano ad abbattere alberi di alto fusto e di folta chioma in parchi, giardini, aree e interstizi verdi per “riqualificare”, ristrutturare e costruire. A chi protesta, si prospettano incantevoli rendering e mille pianterelle per ogni tronco decennale abbattuto. E per procedere senza intralci si ricorre anche all’uso delle forze dell’ordine. Ma non si considera che il caldo torrido è oggi e che domani sarà troppo tardi. Lo dicono in tanti ormai: si deve smettere di tagliare, quanto più possibile; aggiungere verde, non sostituire.

In ogni caso, i 160 vasi possono essere considerati la presa d’atto ufficiale che qualcosa va fatto. Le parole del Sindaco, però, tradiscono ancora una profonda sottovalutazione dei problemi, quasi che le temperature insopportabili registrate nei primi giorni dell’estate 2025 riguardino il solo centro storico e i suoi «50mila residenti» mentre le periferie e le centinaia di migliaia di persone che le vivono siano al riparo, in sicurezza e salute. Quasi che le ragioni del riscaldamento globale non risiedano nei caratteri propri di un modello di produzione e consumo, trasporti e stili di vita che non si vuole cambiare di un dito.

Giornalisti e quotidiani locali hanno in parte accettato la narrazione del Sindaco, parlando di “rivoluzione verde”. Il messaggio è: nessuna urgenza e conversione ecologica a bassa intensità, se proprio deve essere. Per il “Corriere”, ad esempio, «Polemiche sugli alberi? Come quelle per i T days». Varie obiezioni sono state poste da associazioni ed esperti, senza però trovare risposta. Critiche e proposte alternative vengono usate, semmai, anche dalla stampa, a supporto di approcci e percorsi tradizionali e di conservazione, spesso raccogliendo voci del mondo imprenditoriale e del commercio organizzato o di una indistinta “Bologna” dove scompaiono diversità di interessi, di culture, di orientamenti politici e dove tutti si lamentano e protestano per «opere strategiche essenziali, mai realizzate».

Ambiente e territorio rimangono un optional, come fosse questione estetica. Il Passante è ormai una telenovela, «atteso da decenni» e per il quale si «deve andare avanti» e deve rimanere “La Scelta” fatta nel contesto del Piano Regionale delle Infrastrutture e dei Trasporti (Prit). Per le aree ex demanio ed ex militari prevale il mix di “valorizzazione” (tanto cara a destre e imprese) e “rigenerazione” (preferita dal centro-sinistra), mentre proseguono incontri e trattative “riservate”, inaccessibili ai cittadini e alle loro associazioni.

La città, intanto, tra un ingorgo e l’altro, fa i conti con i taglieri per le strade, la vivibilità dei suoi quartieri popolari e il caro-affitti, che lascia fuori sempre più studenti meno abbienti. Il Tecnopolo va avanti e nessuno si è posto il problema di quale sarà l’impatto socio-demografico dei 2.500 nuovi addetti che verranno a lavorarci e delle loro famiglie: un pubblico di specialisti ad alta qualificazione che godrà di buoni stipendi e che non farà che gentrificare ulteriormente la città, contribuendo a far salire ancora valori immobiliari e affitti. Una città in cui, però, il 40% dei residenti ha un reddito annuo inferiore ai 15mila euro lordi e sarà progressivamente costretto a uscire dal Comune per trovare una residenza abbordabile. Il che può anche andare bene, visto che non sono quelli l’elettorato di riferimento.

Il sindaco guarda al futuro e si premura di garantirsi il mandato. Il Pd si sente forte del “campo largo” che in città come in regione gli si stende intorno e che qui fornisce buone risorse ai suoi commensali, tanto a sinistra che al centro. Che poi a votarli sia meno della metà dei residenti non importa, perché tanto basta, che un’opposizione di riferimento non c’è. Così, Bologna si fa ancora modello, ma non è certo più quello che voleva essere un tempo.

Questo articolo è stato pubblicato su Cantiere Bologna il 23 luglio 2025

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