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Manifesto socialista per il XXI secolo

di Marzia Apice
Un sos per salvare quello che resta di un sogno socialista andato in pezzi, ma anche un’occasione per ripensare il passato alla luce dei fatti del presente e in vista del futuro: arriva forte dagli Stati Uniti la voce di Bhaskar Sunkara, trentenne newyorkese figlio di immigrati, autore del Manifesto socialista per il XXI secolo, edito in Italia da Laterza con la traduzione di Alberto Prunetti. Sunkara, fondatore ed editor di Jacobin (rivista che viene pubblicata anche in Italia), è riuscito negli ultimi anni a galvanizzare la sinistra del partito democratico statunitense con le sue idee rivoluzionarie, intrise di un ottimismo contagioso, che questo libro condensa ed espone con un linguaggio brillante e chiaro.
L’autore coltiva il sogno di costruire una nuova società più a misura d’uomo e crede ciecamente nella possibilità di guarire il mondo capitalista dalle sue sofferenze attraverso un socialismo che, se oggi è in difficoltà, di certo non è morto e può avere un futuro se a impegnarsi è la collettività. Essere socialista per Sunkara significa sostanzialmente, come scrive nella premessa, “avere fiducia nella capacità delle persone comuni di dare forma a quei sistemi che plasmano le loro vite”.
Nel libro l’autore dapprima immagina, descrivendola, la vita di un operaio negli Stati Uniti e in Svezia, poi passa ad analizzare la storia del socialismo nei vari Paesi, i suoi protagonisti, i punti deboli e quelli di forza, in una analisi lucida e appassionata. Dall’excursus storico l’autore infine arriva a strutturare una sorta di programma politico, sottolineando che pensare di realizzare davvero un socialismo democratico non è un’utopia, ma un progetto concreto, che parte dalla volontà di incanalare la rabbia e la disillusione di intere classi sociali in qualcosa di costruttivo.
L’idea è quella di iniziare la rivoluzione dagli Stati Uniti e poi allargarsi al mondo: non basta certo discutere di socialismo nelle università e sui social network, ma serve coinvolgere la classe operaia – che comprende chi sta nelle fabbriche, ma anche chi lavora da casa e nei servizi -, cercare strade economiche credibili e alternative al capitalismo per ridistribuire in modo equilibrato la ricchezza, arginare il populismo di destra, lavorare “a un nuovo sistema politico che rappresenti pienamente i cittadini degli Stati Uniti”, sfidando il federalismo, abolendo il Collegio elettorale e spingendo verso un sistema elettorale proporzionale. Con forza Sunkara afferma che il socialismo democratico non può prescindere dalla coscienza ecologista e dall’impegno non più rimandabile nella salvaguardia di un pianeta ormai distrutto dall’inquinamento, dal “dare battaglia per l’eliminazione dell’intolleranza, dello sciovinismo, di ogni forma di pregiudizio all’interno delle nostre organizzazioni”, coltivando fin da subito l’uguaglianza.
Lungi dal pensare che il progetto politico socialista sia semplice da realizzare, lo scrittore ritiene non solo che sia fattibile, ma che oggi sia “la migliore garanzia per la pace”: “le barriere tecniche e politiche del progresso non possono essere sottostimate – scrive in chiusura – ma se vogliamo fare qualcosa di meglio per il mondo in cui tutti abitiamo, le politiche socialiste, intese in senso ampio, ci offrono i migliori strumenti a disposizione”.
Questo articolo è stato pubblicato dall’Agenzia Ansa il 14 gennaio 2020

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