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Referendum scuola pubblica, la denuncia del comitato: "Pochi seggi e in luoghi quasi inarrivabili"

Comitato Articolo 33
Comitato Articolo 33
del Nuovo Comitato articolo 33
Bologna, referendum comunale del 26 maggio: la penuria di sedi di seggio è impressionante; la loro dislocazione rispetto ai luoghi di residenza del tutto inadeguata ad accogliere i potenziali aventi diritto di voto; decine di migliaia di cittadini saranno costretti a percorrere anche 6 kilometri per raggiungere il proprio seggio. Il diritto di voto è ostacolato e reso disagevole in modo inaccettabile. Illegale la concessione di piazza Maggiore per iniziative politiche sabato 25 maggio giorno di silenzio elettorale.
È finalmente stato reso pubblico dal Comune il giorno 6 maggio lo stradario di riferimento dei seggi. Qui (pdf, 51KB) una prima tabella con alcuni dei casi più vergognosi: in particolare 9.000 elettori di Via Toscana e limitrofe saranno costretti a votare nei seggi di via del Paleotto 11 non accessibili dai mezzi pubblici e in particolare dagli anziani, i diversamente abili, coloro non dotati di mezzi propri. Altri 7.500 residenti in zona Via emilia ponente, zona fossolo dovranno accedere a seggi dislocati a chilometri dalla residenza.

I cittadini bolognesi partecipano con sempre più entusiasmo alla campagna referendaria e dichiarano in larga maggioranza la volontà di votare e votare per la scuola pubblica. La risposta dell’amministrazione comunale, di fatto, tende ad ostacolare l’esercizio del diritto costituzionale di voto a decine di migliaia di cittadini. Chiediamo, come già avevamo fatto con la lettera al sindaco del 18 aprile, che conteneva precise proposte, che alleghiamo, l’immediata installazione di altri seggi fissi o mobili o la disposizione di navette da parte del comune onde eliminare le situazioni più disagiate.
Questo atto conferma la linea politica assunta, fin dall’inizio, dai poteri forti di questa città, che hanno cercato di ostacolare in ogni modo l’espressione della volontà popolare. Prima definendo fuorviante il quesito approvato dal Comitato dei garanti eletto dal Consiglio comunale, poi rifiutando l’accorpamento fra il referendum e le elezioni politiche del 24 maggio, che avrebbe garantito una larga e facilitata partecipazione popolare, infine concentrando il voto nall’arco di un giorno solo e con 199 seggi contro i 447 delle elezioni politiche.
Il sindaco garante di tutti, è sceso direttamente in campo trasformando il suo ruolo di arbitro in giocatore aggiunto di una sola parte, arrivando perfino a concedere i propri spazi elettorali al Comitato per il B e l’uso di piazza maggiore al PD il 25 maggio in violazione della giornata di silenzio elettorale previsto dalle leggi nazionali (leggi 212/56 e 28/2000). La CEI non è stata da meno, è di qualche giorno fa la dichiarazione del cardinal Bagnasco con la quale si invoca il superamento del dettato costituzionale e della funzione istituzionale della scuola pubblica di tutti e per tutti.
Ormai in questa città c’è chi mette in discussione il futuro della democrazia oltre a quello della scuola pubblica. Il Comitato promotore del Referendum “Nuovo Comitato articolo 33” difenderà fino in fondo i diritti costituzionali dei cittadini e denuncia il comportamento dell’amministrazione che punta palesemente ad una scarsa partecipazione al voto. Invitiamo tutti cittadini a segnalarci ogni caso di ostacolo nell’espressione del diritto di voto che segnaleremo alle autorità competenti.
Siamo sicuri che i nostri concittadini eserciteranno nonostante tutto i loro diritti e si batteranno fino in fondo per il diritto costituzionale ad un’istruzione laica, gratuita e pluralista. Ricordiamo che si può scaricare la tabella dei casi più eclatanti e la richiesta di integrazione dei seggi nelle zone più penalizzate inviata già il 18 aprile 2013.
Infine Il Comitato promotore sostiene la lotta delle maestre della scuola dell’infanzia comunale contro la sua esternalizzazione all’ASP. Ogni componente della Repubblica Stato, Regione, Comune ha l’obbligo di istituire scuole per tutti gli ordini e gradi (art. 33 c. 2) e la scuola dell’infanzia è scuola a tutti gli effetti dal 1968 anno istitutivo di quella statale e non è pertanto un servizio come i nidi. Se il Comune declassa le proprie scuole, che hanno la stessa organizzazione, gli stessi programmi, lo stesso contratto per le maestre, delle scuole statali, a servizio alla persona, il Comune esce dal sistema scolastico costituzionale e lo Stato non sarà più tenuto ad alcun intervento.
In ogni caso il successo del referendum imporrà alla giunta un ripensamento delle miopi politiche che sta cercando di mettere in atto.

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