Skip to content

Coop Dolce, i lavoratori in stato di agitazione: "Non rispettato contratto nazionale"

Coop Dolcedi Massimo Corsini
Da oggi parte la procedura di raffreddamento. La funzione pubblica di Cgil e Cisl, presenti all’incontro che si è tenuto ieri con le rappresentanze della cooperativa società Dolce, proclamano lo stato di agitazione in seguito al mancato adempimento da parte della stessa cooperativa all’adeguamento del contratto nazionale del lavoro di categoria.
L’antefatto è ormai noto: la Dolce doveva, da ottobre, aumentare gli stipendi dei propri dipendenti come previsto dal contratto nazionale, si parla di venti euro lordi al mese, e doveva inoltre erogare la quota di produttività di 180 euro lordi, il cosiddetto elemento retributivo territoriale (Ert). Non ha ancora fatto né l’uno né l’altro. Inevitabile quindi la decisione dei sindacati di procedere con il pugno duro secondo quanto previsto dalla legge 146, che regola i servizi minimi essenziali alla persona e che prevede che non si possa indire dall’oggi al domani uno sciopero, facendo mancare ad un ipotetico utente il servizio necessario (si parla di disabili, anziani, bambini, eccetera).

Verrà prima mandata una lettera al prefetto e agli enti locali per chiedere un incontro per determinare il da farsi. Ovvero uno sciopero. Spiega la rappresentante della funzione pubblica della Cgil:

La Dolce, confermando la sua volontà di procedere all’adeguamento contrattuale da gennaio, ha detto che presenterà le richieste dei sindacati al cda. D’altra parte noi siamo stati chiari fin da subito: bisognava pagare subito, e siamo già i ritardo di due mesi perché l’adeguamento doveva partire da ottobre. Questi erano e sono i loro doveri contrattuali e non ci sono le condizioni per accettare le loro richieste che farebbero in questo modo perdere ai dipendenti 80 euro a testa.

La sola possibilità di scongiurare l’inevitabile sciopero sarebbe adeguarsi a quelle che sembrano essere le legittime richieste di Cgil e Cisl, ovvero pagare subito dal prossimo mese, e per la Dolce significa il 20 dicembre (che paga in realtà novembre), l’adeguamento al contratto nazionale più gli arretrati. E la quota di produttività? Il cosiddetto Ert, l’elemento retributivo territoriale? Spiega sempre la referente della Cgil:

Prendiamo atto di quello che la Dolce ci ha riferito, ovvero che pagheranno il 50 per cento della quota con dicembre e l’altra metà a gennaio, ma rimaniamo in attesa di conferme.

Un discorso a parte merita poi la questione del regolamento interno che la cooperativa vorrebbe modificare, e sulle cui intenzioni non sembrano esserci dubbi, a discapito del trattamento relativo ai diritti di maternità e malattia. Ma questa è forse un’altra partita che aspetta una battaglia tutta sua.

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.