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INCHIESTA. Atc sosta: la “bad company” che rischia il fallimento

La scissione di Atc per creare Tper ha lasciato indietro il settore Sosta e i suoi 128 lavoratori. Che adesso, per un imbuto normativo, non possono nemmeno più fare il proprio lavoro. Ma il controllo della mobilità serve, e il Comune tira fuori 500mila euro per garantirlo. E se una sola delle cause pendenti fosse persa, Atc rischia il fallimento. La seconda puntata dell’inchiesta di Claudio Magliulo. Qui la prima puntata.

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Sono passati appena quattro mesi dalla fusione di Atc e Fer e dalla creazione di Tper (Trasporto Persone Emilia-Romagna). Quattro mesi di trepidazione per i dipendenti rimasti nella vecchia Atc. Per realizzare la fusione con Fer, infatti, Atc ha dovuto (o voluto) scindersi. Una scissione importante, se degli oltre 57 milioni di euro di patrimonio, 56,5 sono stati conferiti alla nuova società, che ha inglobato tutto il settore del trasporto pubblico locale. Ad Atc Spa è rimasto solo il settore della Sosta, 128 dipendenti e meno di 800mila euro di patrimonio.

Chi risponde in tribunale?

Nubi nere si addensano all’orizzonte della nuova-vecchia Atc, che chiameremo per comodità Atc Sosta.

Intanto i rischi legali e patrimoniali legati ad alcune cause e indagini in corso, ereditate dalla vecchia Atc.

Da un punto di vista formale (e legale), infatti Atc Sosta è sempre Atc, ne conserva partita iva e codice fiscale. Solo che è stata svuotata: tutte le risorse a parte pochi spiccioli sono passati in Tper, ma per le pendenze legali (tranne per i procedimenti specificamente relativi al trasporto pubblico locale, per i quali è stato previsto il subentro di Tper) Atc Sosta resta responsabile e potrebbe essere chiamata a sostenere milioni di euro di spese, senza averne la possibilità: 800mila euro di patrimonio e un bilancio chiuso in pareggio per il rotto della cuffia illustrano lo stato delle finanze dell’azienda.

Più soldi del Comune per lo stesso servizio

Come se non bastasse il Comune ha deciso di rimettere a bando il servizio di accertamento della sosta. Secondo Palazzo D’Accursio sarebbe obbligatorio applicare la legge 148/2011 sulle liberalizzazioni, nonostante su questa ci sia un forte fronte di resistenza esteso a molte amministrazioni locali, poiché configge con lo spirito dei referendum passati a Giugno scorso. Ma al momento, tra scorporo Atc e bando di gara, la rivoluzione nella sosta sta già costando alle casse comunali una bella cifra extra.

Con delibera del 26 aprile, il Comune ha infatti affidato a SRM, Agenzia locale per la mobilità, il compito di predisporre la gara d’appalto. Per questo lavoro, SRM viene pagata 60mila euro, che userà per assumere un consulente esterno che scriva materialmente il bando di gara. A questi si aggiungeranno 32mila euro per “attività di produzione/aggiornamento di elaborati grafici, in relazione alla riorganizzazione del Piano Sosta, nonché delle linee del servizio di trasporto pubblico”. Si tratta di somme già iscritte a bilancio 2012, già virtualmente spese.

Nella stessa delibera il Comune dà anche mandato a SRM di coprire per l’anno 2012 il servizio di controllo di accesso e sosta nelle corsie degli autobus e alle fermate, come previsto nel contratto di servizio del 4 marzo 2011 stipulato tra SRM e TPB. Tra il 1 marzo 2011 e il 31 gennaio 2012, infatti, Atc esisteva ancora, ma il ramo trasporti lavorava all’interno di una società fatta dalla stessa ATC, da FER e da soci privati: appunto TPB. Per un servizio che fino a ieri garantiva Atc, adesso l’amministrazione sborsa altri 500mila euro, quindi.
Eppure la stessa legge 148, modificata per decreto dal governo Monti, recita che “l’Ente valuta l’opportunità di procedere all’affidamento simultaneo con gara di una pluralità di servizi pubblici locali, nei casi in cui possa essere dimostrato che tale scelta sia economicamente vantaggiosa”.

Dove sia il vantaggio economico in questa operazione ci sfugge.

Il controllo della sosta va in pezzi

Se Kafka fosse vissuto oggi, probabilmente avrebbe chiamato il suo romanzo “La sosta”, invece che “Il processo”.

Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna fare riferimento alla legge Bassanini, che assegna ai Comuni il diritto di affidare il controllo della sosta a “dipendenti comunali o delle società di gestione dei parcheggi, limitatamente alle aree oggetto di concessione”. Nel comma successivo, la legge precisa che queste stesse funzioni possono essere svolte da “personale  ispettivo delle aziende esercenti il trasporto pubblico di persone”.  E’ sulla base di quest’ultimo comma che Atc ha potuto svolgere tutte le funzioni relative all’accertamento della sosta, in quanto azienda di trasporto pubblico locale.

Ora Atc non lo è più, avendo trasferito tutto il settore Trasporto a Tper, e dunque i dipendenti di Atc non possono più garantire l’accertamento della sosta al di fuori delle strisce blu (le “aree oggetto di concessione” di cui parla la legge). Avendo Tper ereditato la funzione di trasporto pubblico locale, sarà quasi certamente la nuova mega-società ad occuparsi del controllo sulle corsie preferenziali e alle fermate degli autobus. Ma questo servizio costerà mezzo milione di euro alle casse comunali.

Da quattro mesi a questa parte gli accertatori Atc possono solo occuparsi del rispetto delle strisce blu. Al di fuori di esse è teoricamente responsabile il corpo di Polizia Municipale. Che, però, nel tempo, è stato progressivamente dirottato su molte altre funzioni, trascurando inevitabilmente la sosta.

Alla gara d’appalto, quindi, si presenterà una Atc sovradimensionata per il ruolo che può svolgere (solo le strisce blu), che dovrà competere con soggetti nuovi, partendo con un evidente handicap.

Una prospettiva che allarma i 128 lavoratori e i sindacati, sul piede di guerra anche per l’annunciata intenzione da parte del Comune di non rispettare la “clausola sociale” firmata a suo tempo dal sindaco Cofferati. Nell’accordo l’amministrazione si impegnava a garantire, in caso di bando di gara per i servizi di accertamento della sosta e affini, l’occupazione dei dipendenti Atc e finanche il loro inquadramento contrattuale come autoferrotranvieri e l’accesso alla mensa aziendale.

Se e quando saranno riassunti da una nuova cooperativa, quindi, i dipendenti di Atc potrebbero perdere molto. Alcuni l’inquadramento contrattuale faticosamente guadagnato negli anni, altri il posto di lavoro.

Per questa ragione i 128 dipendenti di Atc Sosta denunciano senza mezzi termini: «Hanno creato una bad company, già sapendo che affonderà prima o poi».

Gianni Cremonini, delegato Usb in Tper e prima in Atc, accusa: «L’operazione di scorporo di Atc è irrazionale. Lo scorporo ha avuto un costo importante in sé, a Bologna manca una parte del controllo della sosta e il Comune spende di più. Che senso ha? A chi conviene veramente?»

Non certo ai 128 lavoratori di Atc, né ai cittadini bolognesi, che in un periodo in cui il Comune fatica a pagare le dade dell’asilo, vedono uno sperpero oggettivo di risorse.

Se poi anche solo una delle cause pendenti sul capo di Atc Sosta dovesse concludersi con la necessità per l’azienda di sborsare qualche milione di euro, l’esito potrebbe essere catastrofico: fallimento di Atc, necessità di salvare almeno in parte i posti di lavoro, ulteriore spesa per le casse comunali. Ma ne valeva la pena?

Claudio Magliulo

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