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INCHIESTA. I punti oscuri del bilancio Atc

Il bilancio 2011 di Atc è stato reso pubblico da poco e ha già scatenato feroci polemiche.
Sull’approvazione del documento è calato il gelo infuocato del collegio dei sindaci, della società di revisione dei conti e dei soci di minoranza dell’azienda, Provincia di Ferrara e Provincia di Bologna. Chi ci ha perso dalla fusione e i rischi che corriamo. L’inchiesta a puntate di Claudio Magliulo

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Alzi la mano chi sa cos’è Tper. L’acronimo sta per Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna, la società ha un suo sito, in costruzione. Ma se siete tra le migliaia di passeggeri che ogni giorno salgono sugli autobus o prendono i treni regionali, potreste non esservi accorti che Atc e Ferrovie Emilia-Romagna (Fer) si sono fuse, creando questo gigante su scala regionale del trasporto integrato ferro-gomma.

Per ora gli stessi uffici di Tper, che ha preso sede nel quartier generale di Atc, sono soggetti a cambiamenti improvvisi, a quanto raccontano i dipendenti.

Un bilancio poco chiaro

La stessa confusione (per usare un eufemismo) la si può ritrovare nel sofferto iter di approvazione dell’ultimo bilancio Atc. Ultimo perché, per potersi fondere con Fer e creare Tper, Atc si è sdoppiata, scorporando l’intera attività del trasporto locale, che è finito in Tper, e lasciando un guscio semivuoto, che continua a chiamarsi Atc, con dentro solo il settore Sosta.

Nell’assemblea dei soci del 30 aprile l’ultimo bilancio di Atc è stato approvato a maggioranza, vale a dire con i soli voti controllati dal Comune di Bologna, che con il 59% è il principale azionista. Comune e Provincia di Ferrara e Provincia di Bologna hanno votato contro. Il perché lo si può immaginare anche solo sfogliando le relazioni del collegio dei sindaci (organo di tutela dei soci e della buona gestione della società) e di Trevor, società incaricata della revisione. Il collegio dei sindaci di Atc dichiara di «non poter dare giudizio positivo» relativamente al bilancio, sollevando una lunga serie di perplessità sui criteri di formazione del bilancio stesso. I consulenti di Trevor concludono la loro relazione decretando di «non poter esprimere alcun giudizio» sul bilancio 2011, in considerazione delle «molteplici incertezze» e della loro «rilevante significatività». Le incertezze si riferiscono ad una serie di scelte nella formazione del bilancio i cui criteri, sottolineano i revisori, «non sono illustrati nella Nota integrativa né sono supportati da alcun documento concreto».

Materia per esperti, a prima vista, ma la prospettiva cambia se si parla di numeri.

Poca legna in cascina

Le scelte di bilancio contestate da sindaci, revisori e soci di minoranza, sono riconducibili essenzialmente a due generi di operazioni.

Il primo è il mancato accantonamento di sufficienti fondi in previsione di una serie di cause in cui Atc è coinvolta. Se la società dovesse essere condannata al pagamento delle multe e delle sanzioni previste, il danno per il patrimonio di Atc potrebbe facilmente superare i 25 milioni di euro.

Ci sono infatti ben 17,8 milioni di euro di proventi della sosta dal 1997 al 2009 che, secondo le indagini della Guardia di Finanza, la società dovrebbe ancora versare al Comune e che il Comune, su sollecitazione della Corte dei Conti, ha intimato ad Atc di restituire già il 25 luglio 2011.

A questi si aggiungono 1,5 milioni di euro pretesi dal Comune come proventi dalla sosta per il 2009/2010 e oggetto di contenzioso e 5,4 milioni di euro di ammenda da pagare se fosse confermata un’accusa della Direzione territoriale del lavoro di interposizione illecita di manodopera e/o appalto irregolare.

Nei fatti gli amministratori si sono limitati a confermare 800mila euro già accantonati nel 2010 in caso di conferma delle accuse delle Fiamme Gialle, e altri 500mila per il rischio di perdere la causa con la Direzione territoriale del lavoro. Sindaci e revisori contestano che queste cifre non hanno alcuna relazione evidente con le somme in gioco, né sono chiari i metodi con cui sono state determinate.

La seconda scelta contestata è la riduzione dei tassi di ammortamento di autobus e filobus, che secondo i revisori non è stata operata secondo i principi di contabilità previsti dalla legge. Nella sostanza, si è trattato di spalmare su più anni il costo di acquisto dei veicoli, riducendo quindi l’incidenza della voce di spesa nel bilancio 2011 per ben 3 milioni di euro.

Volano stracci in audizione

Il 31 maggio alcuni consiglieri di minoranza del Comune di Bologna convocano un’audizione per fare alcune domande ai vertici di Atc, ai sindaci e ai revisori, e chiarire i punti oscuri. Un’audizione in cui non si risparmiano parole anche molto dure, come quelle del presidente del collegio dei sindaci, Enrico Corsini, che tuona: «Sono stati compiuti degli errori marchiani nel calcolo degli ammortamenti, degli sbagli matematici che violano i principi di contabilità fissati dalla legge». Sulla questione degli ammortamenti, nonostante le domande insistenti dei consiglieri, il presidente del cda Vella non dà risposte diverse da un tautologico: «Sappiamo che ci sono stati dei miglioramenti perché ce lo dicono i tecnici». Mentre la vicesindaco Giannini difende la scelta del Comune di votare a favore del bilancio, argomentando che alle perplessità è già stata data «adeguata risposta».

La risposta a cui si riferisce la Giannini è un lettera inviata dal cda di Atc il 23 aprile, in cui i vertici della società attaccavano a tutto campo le relazioni di sindaci e revisori. Secondo il consiglio, nel caso specifico degli ammortamenti, «le migliorate politiche manutentive dall’azienda hanno determinato un prolungamento della vita utile economica dei beni». Eppure di miglioramenti nelle politiche manutentive dell’azienda non sapeva niente nessuno ancora a fine giugno, quando sulla base di un pre-consuntivo era stata deliberata la fusione con Tper.

Nell’assemblea dei soci del 30 aprile che approva il bilancio, la Provincia di Bologna conferma però la sua insoddisfazione per le spiegazioni contenute nella lettera del cda, ritenuta «carente e parziale, in quanto non descrive compiutamente i relativi accadimenti» e chiede la predisposizione di un nuovo progetto di bilancio. Anche la provincia di Ferrara vota contro l’approvazione.

Perché queste strane operazioni? Perché il Comune di Bologna ha approvato il bilancio dopo aver messo in mora Atc per 17,8 milioni di euro e poi per altri 1,5 e nonostante il parere contrario di tutti? E chi ci ha guadagnato?

Nei fatti è solo grazie alle scelte contestate che il bilancio di Atc si è potuto chiudere in attivo (anche se di soli 71mila euro). Se fossero stati considerati tutti i rischi da cause in corso e se si fosse lasciato invariato il tasso di ammortamento dei mezzi, infatti, Atc avrebbe potuto registrare un passivo di diversi milioni di euro.

Un risultato così negativo poteva forse creare problemi al delicato processo di fusione con Fer appena condotto in porto. L’approvazione di un bilancio in attivo ha avuto invece l’effetto della polvere spostata sotto il tappeto, e Atc ha potuto presentarsi al suo matrimonio con Fer senza l’onta di un bilancio in rosso, crollato per varie ragioni (tra cui  il calo dei contributi regionali e comunali deciso dalla manovra 2010 del Governo e l’aumento dei costi del carburante), da un attivo di 1,9 milioni di euro nel 2010 ad uno di 71mila nel 2011.

Ma ogni guadagno comporta una perdita o un rischio per qualcuno. In questo caso si tratta di Atc Sosta, rimasta con 128 lavoratori, meno di 800mila euro di patrimonio e dubbi infiniti sul suo futuro.

Claudio Magliulo
[Nel prossimo articolo: Atc Sosta, la “bad company”. 128 lavoratori a rischio e spese folli per le casse del Comune]

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